26 dicembre 2009

VISH PURI E IL CASO DELLA DOMESTICA SCOMPARSA - THE CASE OF THE MISSING SERVANT


Tarquin Hall non è un autore indiano ma il suo detective Punjabi, Vish Puri, si aggira così deliziosamente, investigando, tra Delhi e Jaipur che non è stato possibile ignorare Vish Puri e il caso della domestica scomparsa. Accolto con favore anche nel subcontinente, questo libro è un giallo classico. Un misterioso crimine, un investigatore brillante, un'indagine, non priva di qualche colpo di scena, ed un colpevole senza scrupoli: ecco gli elementi per divertire e soddisfare tutti i lettori più curiosi.

L'AUTORE
Tarquin Hall, nato a Londra nel 1969, è un giornalista e scrittore che ha viaggiato in tutto il mondo. Sua moglie è Anu Anand, reporter della BBC nata nel Kashmir. In occasione del loro matrimonio Tarquin Hall è arrivato in groppa ad un elefante.
Attualmente vivono tra Londra e Delhi ed hanno un figlio.
In Italia, dello stesso autore, che sta lavorando al secondo capitolo delle avventure di Vish Puri (The Case of the Man Who Died Laughing), è stato pubblicato Alla ricerca del cimitero degli elefanti, ed. TEA.

RECENSIONI
India Today
...la tozza figura di Puri si staglia alta sopra la corruzione. Un uomo di principi, intelligente e con un cuore tenero come il burro...l'irresistibile fascino di questo protagonista che è una novità nel pantheon dei personaggi più luminosi. Attendo impaziente la prossima avventura di Vish Puri. E la prossima ancora.
Bunny Suraiya, 22 Giugno 2009
La recensione completa

Diana *** 3/5
Vish Puri è fondatore e titolare della "Investigatori privatissimi Ltd, discrezione è la nostra parola d'ordine". Si pregia di essere il migliore detective di tutta l'India, metodico, acuto, attentissimo. Il suo metodo deduttivo gli assicura una riuscita del cento per cento. Vish Puri e il caso della domestica scomparsa è la prima indagine che lo vede protagonista. Un libro divertente, il cui punto di forza non è tanto nella trama, che mostra comunque una certa ricchezza ed inventiva, quanto nella caratterizzazione dei personaggi, nello sguardo leggero ma non sciocco sulla realtà indiana, e nella scrittura scorrevole e spiritosa.

Il bello:
- Il contrasto tra la professionalità di Vish Puri fuori casa e la sua realtà domestica: la moglie lo chiama cicciotto (chubby), cucina per lui pietanze insipide per salvaguardarlo da obesità e diabete, e costringe il golosissimo Puri a consumare pasti più gustosi ed unti di nascosto.
- La madre di Puri, indianissima, implacabilmente invadente e con il piglio dell'investigatrice.
- I collaboratori della "Investigatori privatissimi Ltd" e tutti i personaggi del libro, in generale, tratteggiati con semplicità e humor.
- A pagina 127 è citato Shah Rukh Khan.

Il brutto:
- Per essere un giallo, niente.

Il sito ufficiale di Tarquin Hall

01 dicembre 2009

I SEI SOSPETTI - SIX SUSPECTS

Un omicidio, sei possibili colpevoli: un burocrate, un'attrice, un aborigeno, un ladro, un politico e un americano. Questi gli ingredienti del nuovo libro di Vikas Swarup, autore del fortunato Le dodici domande (titolo originale Q&A). Ognuno dei sei personaggi protagonisti ha la sua storia ed un movente diverso: chi di loro ha ucciso l'odioso Vicky Rai?

L'AUTORE
Vikas Swarup è nato nel 1963 ad Allahabad, dove ha compiuto i suoi studi. Nel 1986 è entrato a far parte dell'Indian Foreign Service. La sua carriera diplomatica lo ha portato a vivere in diversi Paesi tra cui la Turchia, gli Stati Uniti ed il Sud Africa. Dall'aprile del 2009 è il Console Generale indiano ad Osaka, Giappone. E' sposato e ha due figli.
Il suo primo romanzo Q&A è stato tradotto e pubblicato in 42 lingue con grande successo. La trasposizione cinematografica di Q&A, Slumdog Millionaire, si è aggiudicata 8 Oscar all'ultima cerimonia degli Academy Awards.


RECENSIONI

The Times
"Normalmente non raccomando romanzi gialli più lunghi di 500 pagine (*), perchè essi raramente ripagano un così grande sforzo di attenzione. Faccio un'eccezione per I sei sospetti di Vikas Swarup: è insolito, spiritoso, abilmente ideato, intelligente, e nello stesso tempo costituisce una satira istruttiva sui valori e la politica indiani."
Marcel Berlins, 27 Luglio 2008
La recensione completa

Diana *** 3/5
I sei sospetti è la ricostruzione delle circostanze che hanno portato i sei protagonisti del libro sul luogo del delitto in possesso di un'arma da fuoco. E' il racconto di sei storie, sei vite attraverso le quali Swarup narra dell'India che conosce: la corruzione politica, i giochi di potere, le baraccopoli, le star del cinema. Le mille facce di una nazione. I contenuti non sono nuovi e la storia è a tratti prevedibile, ma è possibile apprezzare l'abilità dell'intreccio e godere di certe soluzioni e trovate narrative improbabili quanto curiose e divertenti.

Il bello:
- La comicità sciocca e scanzonata di Larry Page, l'americano. Il cricket? Eccitante più o meno quanto guardare l'erba crescere, è una delle sue tante battute.
- I molti riferimenti al cinema indiano. Sono citati, per esempio, Aishwarya Rai, Kareena Kapoor, Madhuri Dixit, Hrithik Roshan, Sholay, Lage Raho Munna Bhai e Dhoom 2.

Il brutto:
- Una sensazione poco gradevole di già sentito. L'esperienza di Larry Page a contatto con i terroristi mussulmani? Ha fatto molto meglio Gregory David Roberts in Shantaram. Così come, a chi abbia letto Giochi Sacri di Vikram Chandra, o l'orrido Notti di Bollywood di Shobhaa Dé, non appare particolarmente originale nemmeno la figura dell'attrice Shabnam Saxena. Come non pensare poi che l'idea per il personaggio di Mohan Kumar, il burocrate, non sia stata scippata da Lage Raho Munna Bhai?
In generale tutti e sei i personaggi principali, seppur divertenti, sono in qualche modo stereotipati.

Il sito ufficiale di Vikas Swarup

(*) in realtà, a differenza della versione italiana di 533 pagine, la versione americana del libro conta 472 pagine.

15 novembre 2009

SAPORI ASSASSINI A BOMBAY


Giallo dal sapore britannico ambientato in una (quasi) aristocratica, piovosa Mumbai. Un'arguta, attempata detective con una Fiat un po' sgangherata. Una nipote aspirante scrittrice che, suo malgrado, l'assiste nelle indagini. Una splendida magione d'altri tempi. Un gruppo variegato di indiani, costretti a convivere per qualche giorno isolati dal mondo a causa di un violento monsone. Un'inusuale storia d'amore. Un menu di prelibatezze culinarie da convertire schiere di anoressici. Un paradisiaco glossario gastronomico. Ah, sì: e un morto. Per cominciare.

La prima parte del romanzo è scritta con un'accuratezza e un acume non comuni. L'autrice ci offre un'analisi sociologica di una fetta della Mumbai-bene strappando molti sorrisi. Poi subentra il giallo, e anche lo stile cambia. Meno sornione, più rapido. Meno psicologico, più tecnico. Verso il finale si nota una certa stanchezza, forse anche un pizzico di prevedibilità, ma Sapori assassini a Bombay, grazie alla sua impalpabile patina di glamour, rimane comunque un prodotto dignitoso che si lascia leggere con piacere.

TRAMA

Hilla ha ereditato una villa da sogno, e decide di organizzare un memorabile fine settimana a tema culinario. La detective Lalli, amica di Hilla, è nella lista degli invitati. Ma gli ospiti si rivelano poco amichevoli fra loro e cominciano gli omicidi, mentre tutt'intorno infuria la pioggia monsonica. Nessuno può fuggire dalla lussuosa dimora.

RECENSIONI

The Hindu
'Il romanzo non è fatto solo di dettagli macabri. Scritto con uno stile fluido, offre qualcosa a tutti i lettori: cibo, intrigo e umorismo.'
Mandira Nayar, 29.04.06

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: l'arguzia
Punto debole: una seconda parte avvincente nella trama ma meno accurata nello stile

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Miss Lalli - la detective
* Narratrice - la nipote di Lalli
* Hilla - l'amica di Lalli e proprietaria della villa
* Tarok Ghosh - il cuoco
* Felix Rego - il critico gastronomico
* Alif Bey - lo scrittore
* Lola - la compagna di Alif
* Rafiq Khan - il ballerino
* Chili - la modella
* Ramona - la nipote di Hilla

Autrice: Kalpana Swaminathan (1960). Altre opere: La canzone del giardiniere.

Anno: 2006

Titolo originale: The Page 3 Murders

CURIOSITÀ

* Oltre alla Fiat, nel romanzo sono citati Versace, l'antica Roma, il David di Donatello, Firenze e l'uovo alla fiorentina.

* La terza pagina dei quotidiani indiani è tradizionalmente dedicata alla cronaca rosa. Sull'argomento suggerisco l'illuminante film Page 3 diretto da Madhur Bhandarkar.

16 ottobre 2009

PROPOSITI MATRIMONIALI - FOR MATRIMONIAL PURPOSES

Ecco un libro leggero per chi, senza troppe pretese, ha voglia di passare un paio d'ore di svago in salsa masala.
Propositi Matrimoniali è la storia di Anju che, cresciuta a Bombay in una famiglia borghese, è la preoccupazione dei suoi genitori e oggetto di commiserazione da parte della comunità perchè a trentatrè anni è ancora nubile. Da giovane ubbidiente e piena di speranze amplierà le sue vedute fino a diventare una donna consapevole. Niente, però, conteranno la sua istruzione e l'indipendenza economica raggiunta negli Stati Uniti: finchè non sarà una moglie verrà inevitabilmente considerata una fallita.

L'AUTORE

Kavita Daswani, di origini indiane (i suoi genitori sono di Bombay), è nata nel 1968 a Hong Kong, dove è cresciuta.
Dopo gli studi, ha lavorato come corrispondente di moda per la CCN e la CNBC Asia. Oggi vive a Los Angeles con il marito e due figli.
Oltre a Propositi Matrimoniali, che è il suo libro di debutto, Kavita Daswani ha scritto Tanaya toglie il velo e La sposa di Beverly Hills, entrambi editi in Italia da Mondadori.

RECENSIONE

Diana ** 2/5
Propositi Matrimoniali è un libro di intrattenimento privo di ogni intento riflessivo e di approfondimento. Anju desidera accontentare i genitori, aderire ai valori con cui è stata cresciuta e che le appartengono, e nello stesso tempo vuole trovare la felicità. Sono le circostanze che hanno determinato la situazione della protagonista, non una sua scelta, non la conseguenza di una sua presa di posizione critica. Nel finale è ancora più chiaro che a nessuno importa che una donna si affermi come persona o di mettere eventualmente in discussione alcuni aspetti della cultura indiana: quello che conta è solo l'happy end.

Il bello:
- Ideale in caso di umore nero e pomeriggio piovoso: si legge in un lampo e si scorda ancora prima di aver finito l'ultima fetta di pane e nutella.

Il brutto:
- E' zeppo di luoghi comuni di cui già si riempiono la bocca tutti quelli che l'India non sanno neanche dove si trovi.

Il sito ufficiale dell'autrice

24 agosto 2009

NETTARE IN UN SETACCIO - NECTAR IN A SIEVE


Scritto nel 1954, Nettare in un setaccio è la storia di Rukumani, quarta figlia di un capo villaggio che sta perdendo ricchezza ed influenza.
Rukumani è data in sposa a Nathan, un contadino povero e senza terra, per cominciare una nuova vita come moglie e madre. Attraverso le durezze e i sacrifici imposti dal mondo rurale, riesce a trovare la serenità, ma la sua esistenza e l'equilibro del piccolo paese in cui vive saranno sconvolti dalla costruzione di una conceria. Lo sviluppo economico e gli inevitabili mutamenti sociali influenzeranno in modo indelebile il destino di Rukumani e della sua famiglia.

L'AUTORE

Kamala Markandaya è nata a Mysore nel 1924 e si è laureata all'università di Madras. Dopo la partizione, si è trasferita in Gran Bretagna, dove si è sposata ed ha avuto una figlia. E' considerata una delle pioniere della moderna letteratura indiana di lingua inglese, che ha contribuito a diffondere. Giornalista, oltre che scrittrice, con i suoi lavori si è interessata al conflitto tra valori occidentali ed orientali, tra vita nelle campagne e processo di industrializzazione, ma anche al tema della diaspora indiana, in particolare con il romanzo The Nowhere Man del 1972.
In Italia sono stati pubblicati Nettare in un setaccio, Notable Book nel 1955 dell'American Library Association, e Furia e Amore.
Kamala Markandaya è morta a Londra nel 2004.

RECENSIONI

Diana * 1/5
Nettare in un setaccio, che al momento della sua pubblicazione è stato un best seller internazionale, tradotto in 17 lingue ed incluso nei programmi di studio delle università americane, comincia a risentire degli anni che passano. Scritto più di 50 anni fa, non è quel genere di romanzo immortale che ha il dono dell'eternità di tutti i capolavori classici.
Noioso e banale, esalta i valori della vita rurale, purchè sia modesta ed estenuante, a discapito dello sviluppo e dell'industrializzazione delle città. La protagonista, Rukumani, è l'eroina del libro grazie al suo spirito di devozione verso il marito, alla sua capacità di accettazione e rassegnazione. Coltiva un piccolo orto per aiutare l'economia familiare, conserva il riso, risparmia i soldi e genera figli maschi: che cosa desiderare di più?
L'unica riflessione che merita una menzione è affidata ad un medico occidentale che rivolgendosi a Rukumani dice: "Non importa quel che è scritto e quello che ti hanno detto. Non c'è nulla di grande nella miseria e nella rassegnazione."
Meno male, ma non basta.

29 aprile 2009

IL BUIO NON NASCONDE PAURE



Insolito romanzo scritto in modo sublime, e caratterizzato da una profondità psicologica che lascia stupefatti.
Amaro nocciolo della vicenda è la catena di anaffettività che sembra condannare tutti i personaggi: c'è chi la eredita, chi la subisce, chi la fa propria adeguandosi. La protagonista del romanzo, Saru, nasconde dentro di sé il dolorosissimo sfregio della mancanza di affetto materno - di cui, forse, anche la madre era stata a sua volta vittima - e dell'indifferenza paterna. Pare momentaneamente sfuggire al deserto familiare innamorandosi - o convincendosi a farlo - di Manu, un uomo brillante dal promettente futuro. Ma l'imprinting scolpito nella sua infanzia avvelenerà il rapporto fra i due e trasformerà il marito in un uomo insicuro e violento.
A mio parere, non è il rapporto fra i due coniugi il perno del romanzo, bensì il rapporto madre-figlia. Così come non è il successo di Saru a causare la degradazione di Manu, ma la condotta contraddittoria della donna nei confronti delle aspirazioni e dei sentimenti del marito.

La scrittrice ci offre un quadro esaustivo dei complessi rapporti psicologici condivisi dai personaggi, e non parteggia per nessuno di loro: indagandone motivazioni profonde e azioni (e reazioni) talvolta crudeli, prova compassione e lodevole empatia indistintamente per tutti, in quanto vittime e carnefici gli uni degli altri. Saru, ad esempio, passa dal sadismo psicologico perpetratole dalla madre, a quello fisico del marito, ma a sua volta, nei confronti di Manu, non è immune da colpe.

Lo svolgersi della storia avviene per capitoli alterni: quelli in prima persona narrano il passato, quelli in terza persona il presente. La protagonista pare così volersi estraniare dalla consapevolezza dei propri fallimenti, spersonalizzando un presente fin troppo amaro.
Sconsigliato a chi sia in procinto di sposarsi. E non è una battuta.

LA FRASE MIGLIORE:

'La devozione filiale: prima o poi viene sempre a galla, come un omicidio'.

TRAMA

Saru è un medico di successo, moglie di un professore universitario e madre di due figli. Dall'esterno la sua vita pare perfetta: una professione remunerativa e di prestigio, un marito affascinante e innamorato, un tenore di vita soddisfacente. Ma la donna nasconde un segreto. Anzi, più di uno.

RECENSIONI

Cinema Hindi: **** ½
Punto di forza: l'introspezione psicologica e lo stile ipnotico
Punto debole: qualche esagerazione di troppo nella trama (il sadismo del marito, il rimorso per la morte del fratello)

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Saru 
* Manu - il marito di Saru
* Baba - il padre di Saru
* Madhav - lo studente

Autrice: Shashi Deshpande (1938, Karnataka). Altre opere: Questione di tempo, Piccoli rimedi.

Anno: 1980

Titolo originale: The Dark Holds No Terrors

CURIOSITÀ

* Romanzi e film che trattano lo stesso tema: il romanzo L'ora del tramonto e il film Heaven on earth.

18 marzo 2009

IL BAMBINO CON I PETALI IN TASCA


Favola buia. Ma l'immaginazione del piccolo protagonista la rende profumata come un giardino.
Incantano le parole che lo scrittore pone sulle labbra del bambino, i pensieri con cui lo riscalda, i sogni con cui lo allieta. Il piccolo descrive con stupore affascinato il mondo, il dolore che lo sfiora, la tragedia che lo ferisce. Con sguardo lieve e dolcemente fantasioso ne ammira i colori e ne esorcizza le brutalità.
Delicatissimo romanzo dallo stile non inedito eppure ugualmente personale. E dal finale amaro: il fatato mondo interiore che il bambino racchiude dentro di sé riuscirà a preservarne intatta l'innocenza?

TRAMA

Chamdi vive in un orfanotrofio cattolico alle porte di Bombay. Una notte decide di fuggire per cercare il padre. Inizia così la sua discesa agli inferi, accompagnato da due disincantate guide, Sumdi e la sorella Guddi, entrambi cresciuti nelle strade della città.

RECENSIONI

La Repubblica:
'Ma quel bambino che ancora conserva in tasca i petali di una bouganville, che parla con i colori e promette a Gesù di provare a essere sempre felice, non si fa piegare dal male di vivere. Come un piccolo eroe dickensiano traversa il peggio preservando il suo candore. Non troverà il padre, non troverà altro che orrore e perdizione, ma la sua fiducia nel bene lo farà uscire indenne dall'inferno. È un romanzo semplice e pieno di vita, l'ennesima dimostrazione che può esistere una letteratura popolare ma non banale, che sa parlare a tutti perché ha un mondo vero da raccontare.'
Marco Lodoli, 24.03.07

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la poesia
Punto debole: -

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Chamdi - il bambino orfano
* Sumdi - il mendicante poliomelitico
* Guddi - la sorella di Sumdi
* Anand Bhai - il gangster

Autore: Anosh Irani (1974, Mumbai. Vive in Canada). Altre opere: Destini di vetroLa gabbia dei fiori.

Anno: 2006

Titolo originale: The song of Kahunsha

24 febbraio 2009

GIOCHI SACRI


Nelle prime 500 pagine di questo ciclopico romanzo, la vita fluisce con le parole. Odorosa. Caotica. Imperfetta. Stravagante hard boiled dall'ambientazione insolita: Mumbai. E dalla scrittura fascinosa. Due vicende parallele ed esemplari. I protagonisti si incontrano solo in un paio di fuggevoli occasioni. Le loro vite si dipanano in capitoli alterni. L'epopea del gangster Ganesh Gaitonde raccontata in prima persona, dal suo arrivo nella brulicante megalopoli indiana, poco più che ragazzo, fino al cruento epilogo. La quotidianità di pochi mesi dell'ispettore Sartaj. E poi la coralità di un fitto stuolo di personaggi minori, tutti finemente cesellati. Solidi. Tridimensionali. Sezionati dall'interno, nei sentimenti, nelle angosce, nelle paure, e valutati dall'esterno: l'autore narra le vicende che hanno condotto ciascun personaggio dinanzi al lettore; i personaggi, dal canto loro, esprimono opinioni e giudizi gli uni sugli altri. Mumbai in queste pagine è bellissima. Pur nella sua crudezza assolata.

Poi il romanzo si trasforma da potenziale capolavoro in patinato masala. La scrittura rimane sopraffina, ma perde quel sapore di fascino doloroso. I personaggi a poco a poco diventano inautentici. Soprattutto Gaitonde, nel quale lo scrittore infonde troppo di sé, svuotandolo di personalità propria. Il gangster rivela un mondo interiore e una capacità di riflessione forse implausibili in un uomo violento e crudele. E negli ultimi capitoli si riduce ad un'irrealistica (e fastidiosa) parodia di se stesso. Sartaj è sempre perfetto, o meglio, sempre autenticamente imperfetto nei suoi dubbi morali e nelle sue debolezze, ma l'episodio del tradimento finale rimane inesplicabile. Le vicende narrate, da dolente e sublime cronaca di vita quotidiana, si amplificano sino ad incorporare un surreale complotto internazionale. Servizi segreti, maestri spirituali che corteggiano l'apocalisse, ordigni nucleari parcheggiati sotto casa, rifugi antiatomici con vista sullo slum. E a beneficio dei lettori occidentali: una generosa dose di sesso.

Per fortuna i numerosi accenni cinematografici salvano dalla delusione. Impossibile elencarli tutti: Shah Rukh Khan, Aamir Khan, Amitabh Bachchan, Rani Mukherjee, Aishwarya Rai, Salman Khan, Hrithik Roshan, Anil Kapoor, Ajay Devgan. Solo per menzionare alcuni dei nomi più grossi. I personaggi del romanzo vengono spesso sorpresi dal lettore a canticchiare brani tratti da un film. Molte le pellicole ricordate: i blockbuster Sholay e Dilwale Dulhania Le Jayenge, ma anche i gioielli di famiglia - Satya e Company. Imperdibile l'episodio in carcere: i detenuti, indipendentemente dalla provenienza, dalla lingua, dalla religione, guardano adoranti Deewaar, con Bachchan. Sullo yacht ancorato in acque straniere, i gangster si commuovono per Nayagan, tanto che Gaitonde invia al regista Mani Ratnam un anonimo omaggio floreale. E fanno sorridere gli entusiasmi dei personaggi: 'Rimasero seduti per un po' (...) a chiedersi se Kajol avrebbe fatto altri film. Secondo Rohit, Kajol era l'attrice migliore dopo Madhubala. (...) Parlando di Kajol, Rohit prese un'aria appassionata e felice, gesticolando in direzione del petto di Sartaj nel descrivere le qualità di Kajol. Kajol non era solo una grande attrice, era anche un'ottima moglie e madre'. Così come fa sorridere l'analisi lapidaria del cinema americano enunciata da Gaitonde: 'Come tanti altri film americani, aveva un'unica idea riuscita e ci si aggrappava così tenacemente che alla fine non aveva più nessuna emozione o varietà. Le scene sembravano insipide perché anche nei momenti più drammatici gli attori americani parlavano tra loro in tono pacato, come se stessero discutendo il prezzo delle cipolle. E poi non c'erano canzoni. Infine, come ultima cosa, i film americani erano per la maggior parte spogli e poco realistici e non mi interessavano granché.'

Il romanzo, soprattutto nella sua versione patinata, non manca di umorismo. Il temibile agente segreto pachistano che lavora a maglia è da urlo. E chi di noi non avrebbe bisogno di un po' di Bharat-darshan, almeno una volta all'anno? La lingua è ricca di vocaboli hindi e marathi, fortunatamente non tradotti da Francesca Orsini: regalano colore al contesto e calano il lettore nel vorticoso caos di Mumbai.
(Bharat è il vocabolo sanscrito e hindi per India. Darshan significa vista, nel senso occasione di vedere).

TRAMA

L'ispettore sikh Sartaj Singh riceve una telefonata anonima: uno sconosciuto gli offre su un piatto d'argento il gangster più temuto di Mumbai, Ganesh Gaitonde. Da qui partono le due strade imboccate dal romanzo: una nel passato, per narrare la vita del gangster, e una nel futuro, per seguire le indagini di Sartaj.

RECENSIONI

Hindustan Times:
'È il miglior romanzo sulla mia città che abbia mai letto. Cattura l'atmosfera di Bombay in un modo inedito. E da un punto di vista strettamente narrativo è uno stupefacente trionfo dell'immaginazione. È un libro su Bombay scritto da chi capisce la città e per chi conosce Bombay. Non è scritto per il lettore straniero. La forza del romanzo è che fluttua in una vastità di grigio. Non esistono il bianco e il nero a Bombay. Non c'è facilità nel distinguere il giusto da ciò che non lo è. Se volete certezze morali, dovete cercarvi un'altra città.'
Vir Sanghvi, 22.10.06

Corriere della Sera:
'Un concentrato esorbitante di generi, dalla detective story all'intrigo mafioso all'epica moderna, che racconta amori, interessi, ambizioni, frustrazioni, violenze e turpitudini della più viva, interessante e moderna delle metropoli indiane. Un vero caleidoscopio di contrasti squillanti - spiritualità e capitalismo, grazia e marciume - che affascina il lettore con le armi dell'intrattenimento, mentre pagina dopo pagina gli ricorda come sia cresciuta di respiro e ambizioni la narrativa indiana da quando Salman Rushdie ventisei anni fa sbalordì il mondo con I figli della mezzanotte. (...) Questa non è solo la storia di Sartaj il buono e Ganesh il cattivo, ma è la vita, è la leela (*), è Bombay, è Mumbai, è l'India, sono loro, siamo noi.'
(*) Leela in questo contesto significa il gioco creativo di Dio che produce la realtà (nota di Cinema Hindi).
Livia Manera, 02.08.07

La Repubblica:
'Il monumentale romanzo mescola i generi e disorienta. È una detective-story e un affresco politico-sociale, un'epopea e un esperimento linguistico di narrativa globale scritto in inglese ma infarcito di vocaboli hindi, urdu, bengali, marathi. Travolge, inebria, dà le vertigini. In altre parole, ha lo stesso effetto di una visita nel cuore di Mumbai oggi. Manda in frantumi le visioni idealizzate dell'India, ridicolizza le caricature esoteriche da viaggio iniziatico alle sorgenti della spiritualità umana. (...) C'è tutta l'eccitazione febbrile, il vigore giovanile della superpotenza asiatica lanciata alla conquista del mondo, ci sono le sue ingiustizie feroci: i nuovi ricchi e l'opulenza delle star di Bollywood a pochi metri di distanza dalle baraccopoli. (...) Ma perfino le viscere melmose e immonde della Mumbai povera emanano un calore che attrae. (...) (La scrittura di Chandra) è universale perché è a cavallo dei due mondi: sa vedere l'India con occhi occidentali, poi cambia pelle e si immerge nel ventre materno del paese dov'è nato e cresciuto. (...) Mumbai non è solo il teatro dove si recita il dramma di Giochi sacri, è una protagonista esuberante e incontenibile del romanzo. È la reincarnazione orientale della New York cantata da Liza Minnelli: la città che non dorme mai, la metropoli dove ogni sogno può diventare realtà, un luogo di lotte e sofferenze e infinite possibilità.'
Federico Rampini, 16.03.07

Cinema Hindi: *** ½
Punto di forza: le prime 500 splendide pagine (*****), la lingua, la capacità di evocare un'intera città e l'umanità che la popola.
Punto debole: le ultime 700 pagine e la bramosia di scalare le classifiche di vendita.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Ganesh Gaitonde - il gangster
* Sartaj Singh - l'ispettore di polizia
* Katekar - l'agente compagno di Sartaj
* Jojo - amica di Gaitonde e procacciatrice di compagnia femminile
* Mary - sorella di Jojo
* Guruji - il maestro spirituale di Gaitonde

Autore: Vikram Chandra (1961, Delhi. Vive tra Mumbai e la California). Altre opere: Terra rossa e pioggia scroscianteAmore e nostalgia a Bombay, Geek Sublime.

Anno: 2006

Titolo originale: Sacred Games

CURIOSITÀ

* L'autore non dimentica l'Italia: nel romanzo sono citati la Ferrari, Milano, le scarpe e i marmi italiani, il cappuccino. E pare circolino parecchie Fiat per le strade di Mumbai...

* Il personaggio di Sartaj era già apparso in Amore e nostalgia a Bombay.

* Nayagan, il blockbuster in lingua tamil del 1987, è diretto da Mani Ratnam e interpretato da Kamal Haasan. Basato sulla vita reale del gangster Varada, il film è considerato Il Padrino di Kollywood: vincitore di tre National Award (miglior attore protagonista, miglior fotografia, miglior direzione artistica), selezionato dall'India per rappresentarla agli Oscar, e incluso nel 2005 da Time nella classifica dei migliori 100 film di tutti i tempi. Quanto a Satya e a Company, consulta il profilo del regista Ram Gopal Varma.

* Aggiornamento del 17 luglio 2021: Sacred Games (2018) è la prima serie originale prodotta da Netflix India. Diretta da Anurag Kashyap, Vikramaditya Motwane e Neeraj Ghaywan. Interpretata da Saif Ali Khan (Sartaj), Nawazuddin Siddiqui (Gaitonde), Radhika Apte, Pankaj Tripathi, Kalki Koechlin, Ranvir Shorey. Trailer prima e seconda stagione.

GOSSIP & VELENI

* L'autore è fratello di Anupama Chopra, moglie del regista Vidhu Vinod Chopra (è un caso che, nel romanzo, Parinda, diretto da Chopra, venga citato come il miglior film hindi sui gangster?), ed autrice della biografia di Shah Rukh Khan - King of Bollywood: Shah Rukh Khan and the seductive world of Indian cinema - e di testi dedicati a Sholay e a Dilwale Dulhania Le Jayenge. La madre, Kamna Chandra, è co-sceneggiatrice di 1942 - A Love Story, diretto da Vidhu Vinod Chopra. Lo stesso Vikram ha collaborato alla sceneggiatura di Mission Kashmir, sempre diretto da Chopra.

* Pare che la Mondadori abbia versato 750 mila euro per i diritti di questo romanzo, che è stato il più pagato del 2006: un milione e duecento mila dollari sborsati dall'editore americano.

* Pare che, per scrivere il romanzo, Chandra abbia frequentato e intervistato decine di veri gangster indiani.

31 gennaio 2009

NESSUN DIO IN VISTA - NO GOD IN SIGHT

Nessun dio in vista, romanzo d’esordio di Altaf Tyrewala, si apre con un incipit fulminante: una donna vinta dalla quotidianità ripensa ai suoi sogni di giovane poetessa; voltando pagina troviamo le considerazioni di suo marito che ingenerosamente non riconosce più la persona che ha sposato. Poi è la volta dei loro due figli: Ubaid, adolescente in fuga dalla realtà grazie al web, e Minaz, che sta andando da un medico per abortire. A questo punto il filo della trama passa al medico che incontrerà Minaz. Di volto in volto, di storia in storia, si compone il grande patchwork che è questo romanzo e che ha la forma di Mumbai. Tante vite per raccontare con arguzia ed inevitabile amarezza la vita di una città e dell’umanità intera.
Il libro, pubblicato nel 2005, ha riscosso un buon successo di critica e di pubblico, tanto da essere tradotto in diversi Paesi europei - Francia, Germania, Spagna, Italia -, in Canada e negli Stati Uniti.

L’AUTORE

Nato nel 1977, Altaf Tyrewala è uno scrittore indiano in lingua inglese. Dopo aver studiato marketing a New York ed aver conseguito il diploma al Baruch College, è tornato a Mumbai, dove vive. Prima di esordire con Nessun dio in vista, ha lavorato come cassiere, operatore in un call-center, portiere e scrittore di manuali di istruzioni.
Nel gennaio del 2008 Altaf Tyrewala è stato ospite a Torino nell’ambito del convegno L'odore dell'India, scritture e narrazioni organizzato dal Premio Grinzane Cavour.

RECENSIONI

IL SOLE 24 ORE
Tyrewala invia un messaggio chiaro su tasti ruvidi: niente poesia a Bombay...C'è dolore in fuga stantia, nella moderna, antica Bombay. Diciotto milioni di abitanti, quattordici lingue, otto religioni: tra spezie e puzzo di fogna, reporters cinici e guru invasati...Ma non si intravede divino e lieto fine a chiudere la partita di sopravvivenza: "tutti, prima o poi" ricorda Robert Louis Stevenson, citato in chiusura, "siedono a un banchetto di conseguenze".
La recensione completa

THE HINDU
Lo scorso anno, una sottile black novel è comparsa, senza grande risalto, negli scaffali delle librerie. In 161 pagine tratta di almeno 40 personaggi. La maggior parte vive a Byculla, un'area di Bombay, ed ognuno racconta una storia differente...Nessun dio in vista fa del suo ventinovenne autore Altaf Tyrewala, un altro nome che allunga la lista degli autori che si occupano delle contraddizioni della vita a Mumbai.
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Diana ***3/5
Un libro interessante per l'originalità con cui è scritto: brevi capitoli da fast-food, alla cui rapidità, però, si accompagnano contenuti di peso e personaggi che sanno raccontarsi e coinvolgere. Un 10 e lode alla casa editrice Feltrinelli che per la copertina ha scelto una parte del cartellone dipinto a mano di Devdas, film del 2002 diretto dal grande Sanjay Leela Bhansali, interpretato da Shah Rukh Khan, Aishwarya Rai e Madhuri Dixit.