30 dicembre 2010

IL PIACERE NON PUO' ASPETTARE - PLEASURE SEEKERS

 
1968. Babo, primogenito della famiglia Patel, jainisti di Madras, parte per Londra per completare gli studi.
In Inghilterra incontra Sian, incantevole fanciulla dai capelli color rame, nata nel Galles.
I due, che non potrebbero avere origini più lontane, si innamorano perdutamente. Il Piacere Non Può Aspettare è la storia d’amore tra Babo Patel e Sian Jones.
Un libro autobiografico, l’autrice racconta infatti, in parte, la storia dei propri genitori, che è soprattutto  un omaggio di una figlia al padre e alla madre.

L'AUTORE

Tishani Doshi è nata a Madras nel 1975. Sua madre è gallese e suo padre è gujarati.
Mentre studia Business Administration negli Stati Uniti, segue un corso di scrittura alla Johns Hopkins University di Baltimora.
Tornata in India si unisce ad una compagnia di danza. La sua carriera di ballerina dura cinque anni.
La sua passione per la letteratura e la poesia, però, non è dimenticata, tanto che nel 2005 vince con i suoi versi la All India Poetry, e nel 2006, con  la  raccolta Countries Of The Body, si aggiudica il Forward Poetry Prize.
Poetessa e giornalista freelance esordisce come romanziera con Il Piacere Non Può Aspettare.


RECENSIONI

The Indipendent

In questa brillante commedia di quattro generazioni di Patel, la poetessa e danzatrice Tishani Doshi intreccia la cultura indiana a quella gallese, la sua doppia eredità.
Stevie Davies, 28.05.2010
La recensione integrale.

The Guardian
... un affascinante romanzo d'esordio: un dolce, divertente e godibile tributo al matrimonio dei genitori.
Peter Bradshaw, 22.05.2010
La recensione integrale.

Diana ***3/5
Tishani Doshi, pur non riuscendo ad offrire spunti di riflessione originali a proposito dei matrimoni misti, delle barriere culturali o sul senso di appartenenza e sull’importanza delle proprie origini, scrive un racconto caldo, piacevole e a tratti poetico. Le dinamiche matrimoniali tra Sian e Babo, che diventano familiari con la nascita delle bambine, sono nella loro normalità la parte più preziosa del libro.
"... Mayuri e Bean, con le loro testoline umide premute contro il suo seno, una per lato, e le sottili gambe scure sopra le sue, come per proteggerla. Si affidavano a lei. E' questo che aveva scelto. E tutto ciò che poteva offrire loro era una speranza di bellezza, un modo per cercarla. Perchè la amavano in modo semplice e incondizionato, proprio come Babo. E quel tenace, folle amore era l'unica cosa vera della sua vita..."

Il bello:
- A pagina 136 si cita il film Don. Anche se si tratta della versione del 1978 con Amitabh Bachchan e non di quella del 2006 con Shah Rukh Khan, per un attimo ci ha colto un brivido.

- Il coraggio di Sian. Pronta a lasciare tutto per fare di un Paese lontano e sconosciuto casa sua.

 - Per il loro primo appuntamento Babo decide di portare Sian al cinema a vedere Il Dottor Zivago:
“Sei sicuro?” gli chiese Fred. “Non è troppo pesante…”. 
Babo fece una smorfia. “No, no. Omar Sharif, Julie Christie… sarà perfetto”.
L’aveva visto da solo la settimana prima, ma voleva andarci di nuovo con Sian, per capire se avrebbe pianto nelle stesse scene.

Il brutto:
- Quando i due protagonisti fanno l’amore spesso l’autrice scrive che “fanno le capriole”. C’è quasi da sperare che si tratti di una scelta infelice della traduttrice.


Il sito ufficiale di Tishani Doshi

30 settembre 2010

FUOCO SULLA MONTAGNA


Scritto da Anita Desai quasi agli inizi della sua carriera, Fuoco sulla montagna è un breve romanzo di desolante bellezza, il più premiato della sua bibliografia e non c'è da stupirsene: scabro e asciutto, incanta per stile e per profondità, senza mai annoiare nonostante l'esile trama. Fuoco sulla montagna è davvero essenziale, non una sola parola superflua, e il registro stilistico è stupefacente: una lingua accuratissima da un punto di vista lessicale si accompagna ad un sapiente parallelismo fra stati d'animo e descrizioni naturalistiche, descrizioni mai oggettive ma sempre rispecchianti la visione dei personaggi e il loro mondo interiore. Espediente che regala al romanzo solida compattezza.

I due personaggi principali - una donna anziana e una bambina - sono emblematici di un desiderio esasperato di solitudine ombreggiata di egoismo. Comunicazione e dialoghi ridotti all'osso. Emozioni raggelate. Flusso di pensieri inespressi. E natura tutt'intorno a riempire il silenzio. La donna sembra suo malgrado ammorbidirsi, ma è punita dall'estrema indipendenza della bambina, che riflette, perfezionandolo, il modo di essere ostinatamente conquistato dall'adulta. La donna ha subito e non goduto la maternità. La sua anaffettività non le ha mai concesso di amare in pieno i propri figli, dai quali si è sentita più prosciugata che arricchita. Non distingue i volti dei molti bambini che hanno riempito la sua casa. Non coltiva ricordi della loro infanzia. La sua vita personale precedente le è estranea e non le manca. La bambina vive la propria solitudine con grande spontaneità, limitandosi ad osservare un mondo a cui non si sente di appartenere. E' ripiegata su se stessa, autosufficiente e priva di bisogni.

Il terzo personaggio - l'amica d'infanzia della donna - è il più vivace ma, paradossalmente, anche il più sconfitto. Nell'aspetto, nella voce, nei modi, nella sua storia personale tutto sembra grottesco e raggrinzito. La sua solitudine non è voluta. Il suo altruismo e il suo calore umano non la preserveranno da una tragica fine.

Fuoco sulla montagna non è una rassicurante storia di redenzione: i personaggi sono statici, non evolutivi. Anita Desai è imparzialmente spietata nel condurre le sue anti-eroine ad un epilogo nè catartico nè didascalico: solo punitivo.

TRAMA

Nanda Kaul vive isolata a Carignano in una casa arroccata sulle pendici di una montagna, coronando così il desiderio di una vita. Un giorno riceve una lettera della figlia Asha, con una richiesta che per Nanda ha un amaro sapore impositivo.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: la singolarità della storia e dei personaggi, la raffinatissima introspezione psicologica.
Punto debole: le ultime dieci righe, che sentenziano una punizione forse eccessiva.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Nanda Kaul
* Raka, pronipote di Nanda
* Ila Das, amica d'infanzia di Nanda
* Ram Lal, il cuoco
* Asha, figlia di Nanda e nonna di Raka

Autrice: Anita Desai (Chiara luce del giorno), classe 1937
Anno: 1977
Titolo originale: Fire on the mountain
Edizione italiana: Giulio Einaudi editore, 2006 (ma la prima edizione italiana risale al 1993, per Donzelli editore, con un'altra traduzione)
Pagine: 185

CURIOSITA'

* Nel 2006 Fuoco sulla montagna si è aggiudicato il premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa (clicca qui), che va ad aggiungersi al National Academy of Letters Award, al Winifred Holtby Memorial Prize e al Sahitya Akademi Award, tutti conferiti nel 1978.
* Nel 2000 la scrittrice ha ricevuto il premio Alberto Moravia per la letteratura. Nel 2003 ha partecipato al Festival della Letteratura di Mantova (testo dell'intervista rilasciata in quell'occasione). Nel 2006 ha partecipato al Dedica Festival di Pordenone. Nel 2008 ha ricevuto a Venezia il premio Ca' Foscari. Nel 2009 ha partecipato alla Milanesiana (articolo del Corriere della Sera). Per altre notizie su eventi simili, consultare le note a Chiara luce del giorno (aggiornamento del 09.08.11).
* Dal romanzo In custodia di Anita Desai è stato tratto nel 1993 il film omonimo, diretto da Ismail Merchant, con Shabana Azmi e Om Puri.
* Riferimenti all'Italia:
- Leggiamo nelle note della traduttrice Anna Nadotti che Carignano è il nome assegnato alla località  indiana in cui è ambientato il romanzo da Federico Peliti (1844-1914), che in quell'area si costruì una casa. Carignano è il nome del paese in cui era nato.
- Il personaggio di Ila Das pronuncia, anzi, pensa la parola italiana triste.
* Nel Museo Civico Giacomo Rodolfo di Carignano è possibile ammirare le foto scattate in India da Federico Peliti (clicca qui).
* Blogosfera: recensione di Fuoco sulla montagna di Indian Words.

GOSSIP&VELENI

* La madre di Anita Desai era tedesca. La scrittrice Kiran Desai (La mia nuova vita sugli alberi) è la figlia di Anita.

04 giugno 2010

LA STANZA DELLA MUSICA - THE MUSIC ROOM


Dhondutai Kulkarni è una delle più importanti cantanti viventi di musica classica indiana. Appartiene alla scuola Gharana di Jaipur, fondata da Alladiya Khan e, più tardi, rappresentata da Kesarbai Kerkar. Si dice che uno scienziato americano volle una registrazione del canto di Kesarbai da mandare in orbita, insieme ad opere d'arte e formule matematiche, per salvare una testimonianza del genio umano in caso di catastrofe planetaria.
La stanza della musica è la storia dell'incontro di una bambina, l'autrice Namita Devidayal, con Dhondutai Kulkarni, e, attraverso di lei, con la musica classica indiana.

L'AUTORE

Nata nel 1968, Namita Devidayal inizia a prendere lezioni di musica a dieci anni. Nonostante dimostri una discreta propensione, a diciotto anni decide di partire per gli Stati Uniti per studiare all'Università di Princeton. Dopo la laurea diventa giornalista. Oggi vive a Mumbai e lavora per il Times of India.
La stanza della musica è un libro autobiografico ed è il suo primo romanzo. Nominata agli India Youth Icon Awards, Namita Devidayal sta lavorando alla sua seconda pubblicazione.
Ecco l'intervista dell'autrice in occasione degli Youth Icon Awards.

RECENSIONI

The Hindu

Il libro cattura così efficacemente la raffinatezza, il colore e la particolarità del magico mondo della musica che è un assoluto piacere leggerlo ed assaporarlo.
Lakshmi Subramanian, 11.12.2007
La recensione integrale.


The Seattle Times
Devidayal ha scelto di studiare a Princeton, di sposarsi e di diventare una giornalista, una strada che l'ha allontanata dalla professione di cantante. Nonostante questo ha scritto un libro dalle evocative melodie.
Irene Wanner, 12.02.2009
La recensione integrale.

Diana ***3/5
Namita è solo una bambina quando entra per la prima volta nella stanza della musica a casa di Dhondutai Kulkarni. Il canto le piace ma a dieci anni è rapita più dai racconti della sua insegnante che dalle interminabili serie di Sa che deve eseguire. La sua passione crescerà con la conoscenza e con l'affetto per la sua guru.
La stanza della musica è la storia di due donne, quella dell'autrice del romanzo, Namita, e quella della sua insegnante Dhondutai Kulkarni. Una storia che si intreccia con quella della musica classica indiana e con quella di un Paese, l'India.
Una prosa lenta, che ha il tempo dei ricordi, dei pomeriggi di sole trascorsi in casa a studiare le note, per raccontare un amore vero alimentato dalla dedizione. Un libro che avvicina gli inesperti ad un mondo sconosciuto, attraverso le emozioni. Un approccio emotivo che coinvolge e convince.
"L'antica concezione occidentale vede nella musica un insieme di sequenze sonore i cui intervalli melodici regolari riflettono i semplici rapporti matematici sui quali è costruito il mondo e grazie ai quali il mondo stesso risulta comprensibile ai nostri organi percettivi... La musica indiana affonda le sue origini su un presupposto fondamentalmente diverso: l'idea che esista una realtà continua, invisibile ed in perenne mutamento a costituire lo sfondo di qualsiasi azione e percezione dell'uomo. E' tale realtà a plasmare il nostro karma o destino, e ad aiutarci a capire perchè ci succedono cose in apparenza inesplicabili. Nella musica indiana le note non corrispondono a entità categoriche, separate e autonome, ma sono interconnesse attraverso un sottile, elusivo e impalpabile continuum di suoni che l'orecchio umano riesce a malapena a identificare. In senso metafisico, questi suoni fanno parte della realtà che si trova al di là della percezione...
Per esempio, la maniera di giungere a una nota è importante quanto la nota stessa: ci si può arrivare dall'alto o dal basso, dopo aver accarezzato la nota nascosta che le aleggia accanto, evocando così sensazioni del tutto differenti da un approccio diretto. Questo spiega perchè non si può imparare la musica indiana sui libri. Bisogna apprenderla da un guru in grado di chiarire certe sfumature, tirarar fuori dall'allievo le note giuste, aiutandolo a raggiungerle... Le antiche scritture si sono conservate grazie alla tradizione orale... La musica classica indiana ha fatto affidamento su un'analoga trasmissione orale, in cui l'insegnante gioca un ruolo chiave e gode dello stesso rispetto tributato a un monaco o a un sacerdote. Ma non è possibile insegnare tutto..."

Il bello:
- Non un saggio ma un tuffo nella storia della musica indiana attraverso le emozioni di una vita.

Il brutto:
- Un testo riflessivo e pieno di calore ma non dei più avvincenti. Ci metterete più di in un paio di giorni per finirlo.

Namita Devidayal intervistata da Hindustan Times.

Namita Devidayal al Salone del Libro di Torino 2010.
Consigli per la visione: ignorare l'intervistatore, che evidentemente non ha ritenuto opportuno informarsi sull'autrice del libro di cui doveva parlare, e tutti i riferimenti al presunto mistero delle musica indiana. Vale la pena ascoltare la paziente, assennata e talentuosa Namita Devidayal.

01 aprile 2010

UN MISERO 18


Romanzo d'esordio di Chetan Bhagat, Un misero 18 intrattiene piacevolmente il lettore. Scritto in modo scorrevole e, almeno all'inizio, anche con una certa arguzia, narra le peripezie di un trio di studenti che tentano di sopravvivere ai massacranti ritmi di studio imposti da una delle università d'eccellenza del Paese: l'Indian Institute of Technology di Delhi. Il libro, pubblicato nel 2004, in patria era balzato immediatamente in testa alle classifiche di vendita, apprezzato da una fascia di pubblico giovanissimo. Pare che in India non siano molti i racconti imperniati sulla nuova dorata gioventù urbana e occidentalizzata che vive, studia e si diverte nelle gigantesche metropoli del subcontinente. Anche in occidente non siamo abituati a considerare l'India da questa prospettiva, per cui Un misero 18 può rivestire un certo interesse. Peccato che il romanzo si limiti al suo contenuto giovanilistico, delinei troppo superficialmente temi e caratteri, si avvalga di uno stile dignitoso ma non eccelso. Comunque si può apprezzarne la leggerezza e la novità tematica.

TRAMA

Hari, Alok e Ryan sono tre studenti che si incontrano all'IIT e stringono una singolare amicizia. Ben presto si stancano di corsi, professori, lezioni, relazioni, esami, e vivacchiano ai margini del sistema universitario divertendosi un bel po'. Ma non tutto fila liscio.

RECENSIONI

Cinema Hindi: **1/2
Punto di forza: la novità
Punto debole: la superficialità

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Hari - il narratore, nonchè mediatore fra Alok e Ryan
* Alok - il più serioso
* Ryan - il bello, l'intelligente, lo sportivo, il ricco
* Neha - la fidanzata di Hari e figlia di Cherian
* Cherian - il mostro, capo dipartimento di ingegneria meccanica
* Veera - il professore dal volto umano

Autore: Chetan Bhagat (Una notte al call center), classe 1974. Bhagat è attualmente il numero uno nelle classifiche di vendita fra gli scrittori indiani di best-seller in lingua inglese.

Anno: 2004

Titolo originale: Five Point Someone

Edizione italiana: Edizioni e/o, 2008

Pagine: 305

Sito ufficiale di Chetan Bhagat, nel quale è prevista una sezione a domande e risposte che raccoglie le opinioni dell'autore sul romanzo. Secondo Bhagat, Un misero 18 esplora la questione di quanto sia importante il successo rapportato agli altri aspetti della vita.

CURIOSITA'

* La traduzione di Irene Montanelli e Giovanna Scocchera è stata realizzata nell'ambito del corso 'Tradurre la letteratura' organizzato dalla Scuola Superiore per Mediatori linguistici di San Pellegrino di Misano Adriatico. Le traduttrici spiegano il significato del titolo originale: Five Point Someone significa letteralmente 'cinque punto qualcuno', ed è un gioco di parole che trae origine dall'espressione 'cinque punto qualcosa' che è la pessima media conseguita dai protagonisti del romanzo.

* Un misero 18 ha ispirato 3 idiots, uno dei campioni d'incasso della storia di Bollywood, diretto da Rajkumar Hirani (Munna Bhai) e interpretato da Aamir Khan e Kareena Kapoor.

* Dal secondo romanzo dell'autore, Una notte al call center, è stato tratto il film Hello, la cui sceneggiatura è firmata da Bhagat. Sharman Joshi compare nel cast di entrambi.

* Il regista e attore Farhan Akhtar pare abbia acquistato i diritti per l'adattamento cinematografico del terzo romanzo di Bhagat, The Three Mistakes Of My Life. La pellicola dovrebbe essere diretta da Abhishek Kapoor, regista di Rock On!!.

* Anche Bhagat, come i personaggi di Un misero 18, si è laureato in ingegneria meccanica all'Indian Institute of Technology di Delhi (ed è sopravvissuto). Sito ufficiale dell'IIT.

GOSSIP&VELENI

* E' ormai ben nota la polemica sorta fra Bhagat e i produttori del film 3 idiots riguardante il riconoscimento all'autore della paternità del soggetto. Il 31 dicembre 2009 Bhagat ha pubblicato nel suo sito ufficiale un testo intitolato A book, a film and the truth, aprendo un dibattito mediatico che in India ha coinvolto una larga fascia di giornalisti, autori, lettori, spettatori, nonchè, ovviamente, la troupe e il cast del film. Vedi anche Moving to a solution, 02.01.10. In questo video Bhagat illustra il suo punto di vista. Per gli argomenti della controparte, vi rimandiamo alla recensione della pellicola.

15 marzo 2010

ANIMAL - ANIMAL'S PEOPLE


Ventisei anni fa a Bhopal ebbe luogo il più grave incidente chimico-industriale della storia. Più di quaranta tonnellate di gas tossico fuoriuscirono da una fabbrica americana di pesticidi, causando in una notte ottomila morti, intossicando la popolazione, inquinando i terreni e le acque, tanto che ad oggi si contano 250.000 vittime (*).
Animal
è ispirato a quella tragica vicenda ed è la storia narrata in prima persona di un ragazzo che la notte dell'incidente era appena nato.

L'AUTORE
Indra Sinha è nato a Bombay nel 1950, figlio di un ufficiale indiano e di una scrittice inglese. Trasferitosi con la famiglia in Inghilterra ha studiato Letteratura Inglese a Cambridge.
Prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura ha lavorato in pubblicità.
Il suo primo romanzo, The Death of Mr. Love, è stato pubblicato in Italia da Neri Pozza con il titolo La morte di Mister Love.
A Maggio dell'anno scorso Indra Sinha ha partecipato al Salone del Libro di Torino.

RECENSIONI

The Guardian
Come scrivere un romanzo su un mondo in cui l'inenarrabile orrore non sia l'argomento centrale ma l'aria che i personaggi devono respirare ad ogni pagina? Indra Sinha ci riesce...
...la scrittura di Sinha è una lama che risplende nella notte. E questo romanzo, per tutto il suo dolore, è un'opera di profonda umanità.
Kamila Shamsie, 15.09.2007
La recensione integrale

Daily Telegraph
Animal's People ci ha messo un pò a convincermi. All'inizio mi ha fatto pensare ai clichés di alcuni romanzi alla moda: una narrazione non convenzionale in prima persona da parte di una delle vittime, una sintassi insicura, l'ambientazione nel mezzo del Subcontinente indiano, un realismo magico in una storia che è già sufficientemente straordinaria. Ma quando Indra Sinha non esagera, questo romanzo mostra delle qualità intrinseche: un glorioso senso dell'umorismo e, nella seconda metà, un devastante pugno nello stomaco.
Serena Davies, 18.08.2007
La recensione integrale

Diana ****4/5
Animal è il titolo di questo romanzo ed è il nome del suo protagonista. Animal è un ragazzo con la colonna vertebrale deformata che lo costringe a camminare appoggiando le mani per terra. E' da questa prospettiva, all'altezza del cavallo dei pantaloni delle altre persone, che Animal racconta la sua storia. Con rabbia, con cinismo, con disperazione, con umorismo, con acume, con fierezza e con amore.
Non è semplice raccontare una vicenda come quella narrata in Animal. Le possibili insidie sono molte. A Indra Sinha riesce un miracolo di equilibrio, una denuncia che è anche una celebrazione della vita, una storia tragica che strappa gioiose risate.
"Comincio a digrignare i denti e cerco di afferare il cane. Dottoressa Eli è allibita. "Che c'è? Ti fa male?" Non le arriva nessuna risposta, se non la finta lotta col cane, ringhio e mostro i denti, finché anche Jara si stufa. Si alza, mi lancia un'occhiata come per dire: "Ma che cazzo fai?" Si allontana solenne fuori dalla mia portata e si accuccia di nuovo con la lingua ciondoloni. Che cazzo mi resta da fare? Vado del tutto fuori di testa, mi rotolo per terra, mi graffio, strillo, cerco di avvinghiare, roba così. Elli corre in cerca di aiuto, io mi rimetto in fretta i kakadu.
Mentre esco Dayanand mi blocca. "A che gioco giochi?"
"A te che sembra?"
Ha in mano una scopa, per un attimo temo che mi picchi, invece dice: "Adesso porta fuori quel cane".
Poi aggiunge in tono del tutto casuale: "So chi impedisce alla gente di venire qui, dovresti informare Somraj e i suoi compari che madam Elli odia la Kampani più di loro. L'ha detto lei, l'ho sentita".
Bella mossa, Dayanand, ma io non mollo. "Non so di cosa stai parlando".
"Allora perchè tremi?"
Perchè? Per la cosa incredibile che è appena successa, non riesco a parlarne, faccio fatica ad ammettere che mi sia potuta capitare. Quando Elli ha parlato del nono parere, saltando l'ottavo, quando ha detto che devo fidarmi di lei, un pensiero terrificante mi ha travolto come un uragano, è salito lungo la spina dorsale come la corrente elettrica, ha cambiato tutto: la folle, stupida, imperdonabile speranza che lei possa curarmi."

Il bello:
- L'umanità di Animal. Un personaggio inventato più vivo che se fosse reale. Vero e vicinissimo.

Il brutto:
- Niente.


(*)Dati forniti dal sito di Greenpeace

Lo spettacolo teatrale di Marco Paolini su Bhopal

04 gennaio 2010

ANAND E LA CONCHIGLIA MAGICA - THE CONCH BEARER

Anand e la Conchiglia Magica è la storia di Anand, un ragazzino di dodici anni che dagli slum di Kolkata si troverà coinvolto in una rocambolesca avventura, accompagnato da una piccola orfanella e da un saggio Guaritore, per riportare la magica conchiglia del titolo alle pendici dell'Himalaya.
Ideato dopo l'11 settembre 2001, frutto delle riflessioni dell'autrice, Anand e la Conchiglia Magica si rivolge soprattutto ai bambini. Con intento pedagogico, celebra le virtù della sincerità, della lealtà e della compassione, crea un eroe positivo capace, con l'ingenuità e le paure dei suoi pochi anni, di altruismo e sacrificio.

L'AUTORE
Chitra Banerjee Divakaruni è nata a Kolkata nel 1956. A vent'anni si è trasferita negli Stati Uniti dove ha conseguito la laurea. Ha iniziato la sua carriera con la pubblicazione di due volumi di poesie a cui ha fatto seguito, nel 1995, Arranged Marriage (Matrimonio Combinato ed. Enaudi), una raccolta di racconti che è valsa alla Divakaruni l'American Book Award del 1996.
Tra i suoi più grandi successi il romanzo The Mistress of Spices (La Maga delle Spezie ed. Enaudi), che è stato incluso dal Los Angeles Times tra i migliori libri del 1997 e che, nel 2005, è diventato un film, The Mistress of Spices, diretto da Paul Mayeda Berges ed interpretato da Aishwarya Rai.
Chitra B. Divakaruni è cofondatrice dell'organizzazione Maitri, che ha sede a San Francisco e che offre un supporto, legale, psicologico e finanziario, alle donne ed ai bambini della comunità asiatica che soffrono di isolamento culturale o sono vittime di abusi domestici e violenze.
Divakaruni scrive in inglese. Il seguito di Anand e la Conchiglia Magica, Anand e lo Specchio del Fuoco e del Sogno, è stato pubblicato in Italia da Einaudi.

RECENSIONI

Diana ** 2/5
L'inizio è accattivante: un giovane sognatore, un aspirante maghetto che evade da una realtà dura grazie alla sua immaginazione e che un giorno incontra una persona, un anziano e saggio Guaritore, che potrà essere il suo maestro e cambiare la sua vita.
Tutto lo sviluppo, però, è ampiamente prevedibile, l'ostacolo rappresentato dallo stregone Surabhanu è pretestuoso: in nessun momento della trama Anand e i suoi compagni sono in pericolo in modo credibile. La storia, per chi abbia finito le elementari, è davvero eccessivamente puerile.

Il bello:
- Il proposito sincero di trasmettere ai più piccoli i valori della spiritualità orientale.
- L'ambientazione: da Kolkata a Ranipur, in viaggio attraverso l'India.
- Le illustrazioni dell'edizione italiana Einaudi di Michel Fuzellier.

Il brutto:
- La verbosità di alcuni passaggi e il controproducente, insistito, a tratti irritante, tentativo di far crescere la suspense o creare tensione: la storia è di una ovvietà disarmante.