14 settembre 2012

UN PERFETTO EQUILIBRIO - A FINE BALANCE

Dina, rimasta vedova in giovane età, lotta per la sopravvivenza e per l'indipendenza da un fratello autoritario e ottuso. Ishvar e Om, zio e nipote, discendenti da una famiglia di ciabattini ma diventati dei sarti, lasciano la campagna spinti dalla violenza dello zamindar e dalla miseria. Maneck, nato in un incontaminato paese di montagna, è in città per prendere il diploma; i suoi genitori, infatti, piccoli commercianti, spaventati dai rapidi cambiamenti seguiti all'indipendenza, sperano per lui in futuro migliore garantito dall'istruzione. Le vite di tutti procedono sospese in perfetto equilibrio.

L'AUTORE


Rohinton Mistry nasce nel '52 a Mumbai, da una famiglia Parsi. Da ragazzo si interessa di musica e studia composizione ma poi si laurea in matematica ed economia allo St. Xavier's College di Mumbai.

Nel 1975 si sposa e si trasferisce in Canada per lavorare come impiegato alla Canadian Imperial Bank of Commerce. Tre anni dopo, decide di frequentare, insieme alla moglie, inglese e filosofia alla University of Toronto. E' in questo periodo che Mistry sviluppa un maggiore interesse verso la scrittura e dà alla luce diversi racconti che vengono pubblicati da alcune riviste letterarie. Due dei suoi componimenti vincono Hart House literary prize e sono inclusi nella sua prima raccolta (Tales from Firozsha Baag o Swimming Lessons and Other Stories from Firozsha Baag), del 1987.
Rohinton Mistry vive tuttora vicino a Toronto con la moglie Freny.
In Italia, oltre ad Un perfetto equilibrio, sono disponibili:
Firozsha Baag (1987), Un lungo viaggio - Such a Long Journey (1991), Questioni di famiglia - Family Matters (2002).
Per il suo lavoro Mistry ha conseguito diversi premi tra cui il più prestigioso è senza dubbio il Neustadt International Prize for Literature di cui è stato insignito proprio quest'anno.

RECENSIONI

The New York Times

Terminato il libro, sono tornata a riflettere sul titolo, Un perfetto equilibrio, perché il senso di sbilanciamento,  la disperazione che travalica la speranza,  i danni morali subiti che superano la possibilità di riscatto, era forte. Forse questa percezione di residuo squilibrio è dovuto al conflitto di Mistry tra le intenzioni politiche e quelle letterarie. Certamente l'atto d'accusa rivolto al regime del ex primo ministro Sonia Gandhi non potrebbe essere più chiaro e tagliente. 
A. G. Mojtabai, 23.06.1996
La recensione integrale.

Diana ***
In Un perfetto equilibrio la carne al fuoco è parecchia. Coesistono il tema delle comunità Parsi e quello della convivenza tra hindu e musulmani. Ma anche la divisione in caste, la vita nelle campagne, gli slum, la condizione dei mendicanti. Persino un accenno alla globalizzazione e ad un certo tipo di sviluppo economico che snatura le realtà locali. E al di sopra di tutto: l'Emergenza. Proclamato da Indira Gandhi nel 1975, lo stato di emergenza nazionale permise al governo di mettere in atto misure straordinarie. Per gli oppositori quella del primo ministro fu una mossa per eludere i problemi giudiziari e per instaurare un regime di sospensione della libertà e della democrazia. Per i suoi sostenitori invece si trattò di una necessità per ristabilire l'ordine e ritrovare il benessere sociale.
Mistry si schiera decisamente tra i primi. E' convinto e convincente. Racconta di prelievi forzati per rimpinguare le file del pubblico ai comizi promozionali del primo  ministro. O peggio, di rastrellamenti notturni tra i senzatetto alla ricerca di manodopera gratuita. Di incarcerazioni ingiuste e di censura implacabile.  Dipinge un quadro che inquieta e che trova il suo picco nella descrizione della così detta politica di controllo delle nascite, secondo la quale la popolazione veniva incentivata a sottoporsi alla sterilizzazione e, in alcuni casi, persino costretta. Una sopraffazione agghiacciante subita soprattutto dai più poveri e deboli.
Seppur i temi toccati siano interessanti  e siano veri e propri protagonisti accanto ai drammi personali dei quattro personaggi principali, e nonostante il punto di vista dell'autore sia chiaro e deciso, nel complesso l'insieme è davvero un po' troppo. L'equilibrio è tutt'altro che perfetto.
Senza contare che alla prosa di Mistry manca, per esempio, la profondità emotiva dei romanzi di Thrity Umrigar o l'ironia e la maestria di Vikram Seth, capace di portare il lettore a spasso per più di 1500 pagine senza perderlo mai. O il talento di Salman Rushdie, indisciplinato ed arrogante, che molesta i lettori  fino ad ipnotizzarli.
Per chi si accontenta.

Il bello:
- L'inizio coinvolgente e la scorrevolezza della narrazione.
- Amitabh Bachchan viene citato ben tre volte.
- Il giro in bicicletta di Om e Ishvar: "A un cenno di Om, Ishvar salì sul portapacchi. Si sedette di lato, le gambe in fuori con i piedi a pochi centimetri da terra, i sandali che ogni tanto sfioravano la strada, e a quel punto partirono. L'ottimismo di Om si manifestava nelle cascate di drin-drin che sgorgavano dal campanello. Per un po' il mondo fu perfetto."

Il brutto:
- I protagonisti sono vessati da una serie di accadimenti tragici che si susseguono uno dopo l'altro. Tutto va storto e anche peggio. Al di là della discutibile verosimiglianza dei fatti narrati (ogni cosa accade sempre proprio ai quattro protagonisti di Mistry?), il problema è che il pessimismo di fondo del romanzo, che trova il suo culmine nel finale, non sembra sincero.
- Rohinton Mistry ha vissuto più a lungo in Canada che in India, da cui si è trasferito ben trentasette anni fa. Procedendo con la lettura, in effetti, si insinua sempre con maggiore intensità la sensazione che il racconto sia stato scritto "dall'esterno".

25 giugno 2012

L'INSEGNANTE DI INGLESE



Scritto nel 1945 da uno dei più celebri autori del subcontinente, R.K. Narayan, L'insegnante di inglese di sicuro affascina coloro che amano l'India classica e mistica. È un libro in larga parte di equilibrata pacatezza, e anzi pacato sembra l'aggettivo migliore per qualificarlo. Lo stile è pacato, piacevole, un po' datato. La storia è pacata. I personaggi sono pacati, così come le loro emozioni e i loro sentimenti. Il dolore è pacato. Pacata è la felicità. Pacato l'umorismo. La saggezza orientale sposa la compostezza anglosassone. I colori e i sapori dell'India, per quanto onnipresenti, rimangono relegati sullo sfondo.

L'insegnante di inglese è un romanzo di formazione con protagonista un giovane uomo insoddisfatto che, a seguito di un lutto, intraprende suo malgrado un cammino di crescita interiore. Personalmente non apprezzo molto, qui come altrove, la piega mistico-soprannaturale che ad un certo punto prende corpo nella vicenda, ma, in confronto ad esempio ad Un uomo migliore, ne L'insegnante di inglese questo aspetto è meno goffo, e il presupposto che lo scatena è più robusto. In effetti sono molti i parallelismi con Un uomo migliore: l'ambientazione nel sud del Paese, l'amicizia maschile, la formazione da adulto del protagonista, un vago senso di solitudine, la figura dell'eccentrico. Difficile decretare il migliore fra i due. L'opera di Anita Nair è più incantatrice, più vivace anche se meno solida. L'insegnante di inglese è più classico nel senso ampio del termine e più convincente. Si legge con minor gusto - a tratti suona leggermente petulante -, ma alcune pagine sono magnifiche (ad esempio il quarto capitolo, dedicato alla morte di Susila).

Significativo il tema del recupero della propria identità culturale, e significativo il modo in cui viene trattato: nessun rifiuto dogmatico e pregiudizievole nei confronti del modello britannico imperante, verso il quale l'autore nutre grande rispetto (anche se punteggiato qua è là da bonario umorismo), bensì condanna del volontario e consenziente allontanamento dalla tradizione indiana. Da qui l'insoddisfazione, prima solo professionale e poi personale, di Krishna. L'evento catartico scatenante è il decesso della moglie. In seguito, l'amicizia con lo stravagante maestro di scuola e la spontaneità infantile di Leela forniranno all'uomo la consapevolezza e gli strumenti per gestire la decisione che cambierà la sua vita per sempre. È interessante, soprattutto alla luce delle sue vicende personali, ciò che l'autore ha, volutamente o no, sottinteso: l'amore per la moglie e la felicità della tranquilla vita coniugale non avrebbero consentito a Krishna lo strappo e l'affermazione di sé. La solitudine, pur nel devastante dolore che l'accompagna, gli ha offerto la libertà di vivere senza ipocrisie.

TRAMA

Krishna è un insegnante di letteratura inglese. Vive nelle strutture di un college, lontano dalla moglie Susila e dalla figlia Leela. I giorni scorrono tutti uguali, fra lezioni poco eccitanti, bizzarri scambi di idee col preside britannico, chiacchiere con i colleghi. Susila decide di trasferirsi dal marito, e Krishna si lascia catturare da una pacata agitazione. La priorità ora è cercare un appartamento nel quale accogliere la famiglia.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Lo scambio di battute fra padre e figlia: dialoghi deliziosi, intrisi di reciproco infinito amore.

RECENSIONI

La Repubblica:
'È l'India profonda e cadenzata da regole "altre" quella che con R.K. Narayan (...) riusciamo a vivere, a intuire: e il passo, la pace infusa nei suoi romanzi è sempre speciale, anche se a volte ne sentiamo tutta l'estraneità. Questa calma ci avvolge anche quando il tema è doloroso come quello de L'insegnante di inglese, il romanzo da poco uscito con Guanda (...). Un soggetto doloroso a maggior ragione perché completamente autobiografico: la morte della moglie Rajam - che qui viene chiamata Susila -, scomparsa inaccettabile, sostenibile solo ricorrendo a un contatto col suo spirito, prima attraverso un medium, poi, abbandonati tanti legami terreni, con le proprie forze. Non è un volo mistico quello di Narayan, non sarebbe nello stile dell'autore anglo-indiano che ci ha così spesso accompagnato nelle scene di ogni giorno del piccolo villaggio immaginario Malgudi, ma la risoluzione di una crisi di identità del protagonista'.
Susanna Nirenstein, 24.03.06

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la tenerissima relazione padre-figlia.
Punto debole: la sfumatura forse un po' datata che sembra pervadere tutto il libro.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Krishna - insegnante di inglese
* Susila - la moglie di Krishna
* Leela - la figlioletta di Krishna e di Susila
* il maestro di scuola

Autore: R.K. Narayan (1906-2001, Chennai). Diverse sue opere sono state tradotte in italiano, fra cui Il pittore di insegneUna tigre per Malgudi.
Anno: 1945
Titolo originale: The English teacher

CURIOSITÀ

* L'insegnante di inglese è largamente autobiografico. Rajam, la moglie di Narayan, morì di tifo nel 1939. La figlioletta Hema aveva allora tre anni. L'opera è dedicata a Rajam.
* Indian Thought Publications è la casa editrice fondata nel 1942 da Narayan, tuttora attiva, gestita dalla nipote.
* Il noto film Guide (1965, con Dev Anand e Waheeda Rehman) è tratto da The guide (1958) di Narayan. Le edizioni italiane: La grande frode (Frassinelli, 1959; Adelphi, 1972) e Raju della ferrovia (Zanzibar, 1994).

29 maggio 2012

L'ORA DEL TRAMONTO



I punti in comune fra L'ora del tramonto e Bombay time - il magnifico esordio di Thrity Umrigar - sono numerosi: l'ambientazione mumbaita, la comunità parsi (anche se la protagonista principale, Bhima, è hindu), l'infelicità che marchia con sfumature diverse tutti i personaggi, la scarsità di dialoghi, la rilevanza maggiore del passato rispetto al presente, l'attenzione per le relazioni personali. Thrity conferma le sue eccezionali doti di narratrice, l'accuratezza nello stile, la profondità dell'introspezione psicologica.
Passato, infelicità, relazioni: il fulcro delle due opere, entrambe coinvolgenti ed emozionanti. Anche L'ora del tramonto è un romanzo di relazioni, che però non sprigionano calore umano, e non sconfinano mai in vera amicizia o in vero amore. Lo space del titolo originale inglese impedisce ai rapporti di perfezionarsi. Le vite dei personaggi seguono percorsi paralleli, rispettando una costante, asettica distanza l'una dall'altra. La relazione più sfaccettata è quella condivisa da Sera e dal marito Feroz: il legame feroce e angoscioso che si crea, indissolubile, fra la vittima e il suo aguzzino.

Bombay time è quasi un capolavoro. L'ora del tramonto è un'opera superiore alla media e consigliabile, ma difetta in misura. L'infelicità è onnipresente, distribuita dall'autrice in dosi (o con modalità) forse eccessive. Si avverte la simpatia che Thrity nutre nei confronti delle figure femminili, stoiche e generose. Le maschili, al contrario, sono bipolari, brutali e ciniche. In particolare sembra stridere l'artificiosa metamorfosi imposta di punto in bianco al solare Viraf. La comprensione della scrittrice si spegne dinanzi ai personaggi negativi, identificati unicamente dalle ferite inferte e mai da quelle subite. L'ora del tramonto è duro, doloroso, ma non imparziale, e il suo crudo realismo scivola talvolta nella maniera.
Soprattutto manca quel senso di incantata nostalgia che addolcisce l'amarezza in Bombay time e ne nobilita le rare smagliature melodrammatiche. E per quanto Bhima sia uno splendido ritratto di donna, manca una figura riuscita a 360 gradi come quella di Rusi Bilimoria che illumina, da sola, le pagine del romanzo d'esordio. Ne L'ora del tramonto l'affondo nel lettore è meno immediato e meno intenso. La narrazione meno confidenziale.

TRAMA

Bhima è la collaboratrice familiare di Sera, l'elegante vedova dell'autoritario Feroz. Bhima vive in una baracca con la giovane nipote Maya. La ragazza studia grazie alla generosità di Sera, ma è costretta ad abbandonare la scuola a causa di una gravidanza indesiderata. I sogni e il futuro di Bhima crollano. Ma chi è il padre del bambino? L'esile trama viene irrobustita dalla narrazione del passato delle due donne e del rapporto condiviso con i rispettivi mariti. Un passato col quale Bhima e Sera continuano a fare i conti. Un passato invadente, che ha iniettato nelle loro vite una dose letale di infelicità, e che adombra la relativa serenità del presente.

RECENSIONI

Hindustan Times:
'Intenso e avvincente, evocativo e indimenticabile, L'ora del tramonto è l'intimo ritratto di un mondo distante ma familiare. Ambientato nell'India di oggi e imperniato sulle figure convincenti di due donne dolorosamente reali, il romanzo mostra come le vite delle persone appartenenti ad ogni classe sociale, per quanto estranee fra loro, siano collegate in modo intrinseco, e cattura vividamente i legami femminili che nascono a dispetto delle differenze di censo e di cultura'.
(Autore non indicato), 01.02.06

Cinema Hindi: *** ½
Punto di forza: l'abilità di narrare con grande naturalezza e di sondare l'animo umano, unita ad uno stile raffinato.
Punto debole: la parzialità nei confronti dei personaggi, l'assenza a sprazzi di misura.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Bhima
* Sera
* Maya - la nipote di Bhima
* Feroz - il marito di Sera
* Gopal - il marito di Bhima
* Dinaz - la figlia di Sera
* Viraf - il marito di Dinaz

Autore: Thrity Umrigar (nata a Mumbai, vive negli Stati Uniti). Altre opere: Bombay time e Il prezzo del paradiso.
Anno: 2005
Titolo originale: The space between us

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Intervista video concessa da Thrity Umrigar ad Author

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Sanjay Dutt
* Riferimenti all'Italia: Fiat
* Romanzi e film che trattano lo stesso tema: la comunità parsi è la protagonista dei romanzi Bombay time, Firozsha Baag di Rohinton Mistry, Il talento dei parsi di Bapsi Sidhwa, e della pellicola Little Zizou. Il romanzo Il buio non nasconde paure e il film Heaven on earth trattano di violenza domestica.