Visualizzazione post con etichetta ANNO 2006. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ANNO 2006. Mostra tutti i post

07 novembre 2011

LE DONNE DI PANJAUR



Questo romanzo genera qualche perplessità. Ad una seconda lettura appare più consistente, ma i dubbi permangono. Scritto in modo dignitoso, la narrazione scorre piacevolmente. Le sanguinose vicende che coinvolgono la comunità sikh sono esposte con equilibrio. Il senso di non appartenenza culturale e geografica viene espresso nella quotidianità, scevro da riflessioni.

Malgrado ciò si avverte la sgradevole sensazione che Anita Rau Badami si rivolga ad un pubblico solo femminile. L'opera manca di respiro universale. Le donne del titolo sono tutte belle. Sposano uomini che conoscono appena, ma che si rivelano mariti ideali. Le donne sono figure tormentate. Gli uomini rimangono sullo sfondo (con l'eccezione di Pa-ji), e sono considerati non persone bensì opportunità da cogliere, mezzi per affrancarsi dalla miseria, dall'arretratezza o dalle vessazioni psicologiche familiari. Riduttivo e offensivo.

Le situazioni vissute dalle protagoniste mostrano un che di posticcio, e guarda caso si incastonano alla perfezione nei violenti accadimenti della storia recente indiana. Gioie e dolori vengono sapientemente distribuiti. Si oscilla con affettazione diligente dall'edulcorato al tragico. Lo svolgimento è costruito ad arte, ma la vita è ben altra cosa. I personaggi non sono autonomi, non sembrano crescere in modo spontaneo: le loro preconfezionate esistenze sono frutto della malcelata imposizione creativa della scrittrice che, non contenta, punisce le sue eroine con un epilogo addirittura crudele. L'introspezione psicologica rimane solo nelle intenzioni: lo strappo dalla propria identità culturale, anche se incluso nella gamma degli aspetti (forse troppi) indagati dal romanzo, non regge il confronto con la superba analisi che scaturisce, ad esempio, dalle opere di Jhumpa Lahiri.

TRAMA

Le protagoniste vengono presentate singolarmente nelle prime tre delle cinque parti in cui è suddiviso il romanzo. Sharan è una ragazzina ambiziosa che non esita a soffiare il fidanzato alla sorella pur di lasciarsi alle spalle il povero villaggio di Panjaur, nel nord dell'India, ed emigrare con lui a Vancouver. Sharan è intelligente e tenace, impara in fretta, si adatta al nuovo ambiente e diventa Bibi-ji, la moglie dello stimato, ricco Pa-ji. Un solo cruccio adombra la sua vita dorata: non ha bambini. Leela, figlia di madre tedesca, con i suoi occhi grigi incanta Balu, il rampollo di una delle famiglie più rispettabili di Bangalore. I due si sposano. Leela è appagata. Ma un giorno Balu le comunica la sua decisione di trasferirsi a Vancouver. Per Nimmo la vita a Delhi non è facile: l'attività del marito Satpal stenta a decollare, e far quadrare i conti risulta complicato. Non solo. La donna è angustiata da minacciosi e informi ricordi d'infanzia. Grazie a Leela, Bibi-ji scopre che Nimmo è la figlia di sua sorella, e si reca in India per ricucire i rapporti.

RECENSIONI

India Today:
'Certamente vi sono molti aspetti lodevoli ne Le donne di Panjaur, non ultima la naturale lucidità della narrazione. La storia è ricca di episodi commoventi. Quelli violenti sono raccontati con acuta sensibilità ma con scarsa passione. Il romanzo fallisce per la sua cautela nel prendere il terrorismo per le corna. Malgrado l'intenzione di attribuirne la responsabilità al più grave errore politico di Indira Gandhi, l'Emergenza del 1975, sia intessuta nelle vicende narrate, l'accusa manca di vigore perché troppo semplicistica e troppo banale. Per essere all'altezza della sua nuovissima vocazione, la narrativa indiana postpostcoloniale necessita di teorizzare meno e di trovare nuovi paradigmi per la memoria e per la storia. Purtroppo questo romanzo ci riporta ad una trama di vecchio tipo'.
Brinda Bose, 01.01.2007

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: l'attenzione riservata alla storia e alle problematiche della comunità sikh, in India e in Canada.
Punto debole: i personaggi (e le loro vite) sembrano preconfezionati.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Bibi-ji
* Leela - amica di Bibi-ji
* Nimmo - nipote di Bibi-ji
* Pa-ji - marito di Bibi-ji

Autore: Anita Rau Badami (1961, Odisha. Vive in Canada). Altre opere: Il passo dell'eroe e Il gioco del silenzio.
Anno: 2006
Titolo originale: Can you hear the nightbird call?

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Canadian Living: esaustiva intervista concessa da Anita Rau Badami, 30.09.06

CURIOSITÀ

* Anita Rau Badami, di religione hindu, ha dichiarato di aver assistito di persona ad atti di violenza perpetrati ai danni di appartenenti alla comunità sikh. L'ultimo giorno del suo viaggio di nozze, si scatenò la rabbia degli hindu a seguito dell'omicidio di Indira Gandhi commesso dalla guardia del corpo sikh. Un uomo venne barbaramente ucciso e gettato in un fiume dinanzi all'atterrita scrittrice. Anita ha inoltre dichiarato che un suo conoscente perì nel disastro aereo citato nel romanzo. Ecco spiegata la dedica.
* Anita Rau Badami partecipò nel 2008 a Parolario, a Como (intervista raccolta da Avvenire).
* In Canada gli immigrati provenienti dall'Asia Meridionale sono i più numerosi, e fra loro la comunità punjabi è la più folta (un milione di unità).
* Riferimenti al cinema indiano: Meena Kumari, Dev Anand, Helen.
* Romanzi e film che trattano lo stesso tema: ne L'omonimo di Jhumpa Lahiri l'argomento dell'emigrazione e dello sradicamento è acutamente approfondito; Rohinton Mistry in Un perfetto equilibrio condanna in modo inappellabile le misure antidemocratiche adottate da Indira Gandhi. Quanto alle pellicole, Heaven on Earth è la cruda storia di una donna indiana che emigra in Canada per sposare uno sconosciuto.

26 maggio 2011

FRATELLI DI SANGUE


Fratelli di sangue è un romanzo autobiografico a tratti un po' difficile da affrontare. Ben scritto, sapientemente circostanziato, con un umorismo pacato ma irresistibile, con una storia ad ampio respiro e con un tema importante: la convivenza in un ambiente multireligioso. M.J. Akbar, che è anche un affermato giornalista (nonché politico e saggista), appesantisce però il fluire della narrazione con troppe citazioni e troppi riferimenti storici. E con un numero eccessivo di personaggi minori non sempre facilmente distinguibili ed identificabili da parte del lettore. Malgrado le lacune, il libro rimane consigliabile: i capitoli iniziali e quelli finali, più intimisti e alleggeriti rispetto al corpo centrale, sono godibilissimi. L'amaro epilogo della vicenda è ricco di emotività, perfetto veicolo per il messaggio che lo scrittore desidera trasmettere.

Naturalmente per un'opera che è il risultato della combinazione di romanzo, biografia, autobiografia e saggio, cadono le considerazioni valide per la narrativa pura. Mentre i personaggi di Rahmatullah e di Akbar Ali vengono presentati con una connotazione storico-biografica, il personaggio di M.J. (che coincide con l'autore) è psicologicamente definito, sondato nella sua interiorità con maggiore perizia e con maggiore umorismo, ed è quindi vivo e completo. Il calore umano li permea però tutti, anche se con una valenza più affettiva che letteraria: l'umanità non traspare dalle figure del nonno e del padre bensì le avviluppa. Sono i sentimenti e le emozioni dello scrittore a scaldarle.
Altro aspetto insolito: le relazioni intessute fra i personaggi sembrano più rilevanti dei personaggi stessi. Il tema centrale di Fratelli di sangue è la pacifica convivenza fra comunità di religioni diverse, e questo spiega perché l'accento venga posto sui rapporti interpersonali e le loro dinamiche a discapito dell'approfondimento psicologico. Anzi: i personaggi scaturiscono, si delineano e acquistano consistenza proprio in quanto posti in relazione fra loro. I dialoghi paiono però soccombere sotto il peso del quasi ossessivo bagaglio di citazioni e riferimenti storici che costituiscono la nervatura saggistica sottesa al romanzo, a cui si agganciano gli aspetti biografico e autobiografico, e che assume una sfumatura didattica anche se un filo coercitiva.

Per gli amanti di cinema indiano, Fratelli di sangue nasconde più di una chicca:
* Mother India: 'Il film ottenne un successo di pubblico e critica senza precedenti. I nostri genitori ci accompagnarono al cinema con l'entusiasmo di missionari che portano dei bambini a una lezione di morale cristiana. (...) Era una saga epica, e fu un successo straordinario: la retorica del patriottismo contadino e della dignità femminile era indispensabile per una nazione ancora in cerca d'identità'. (Da non perdere l'esilarante dibattito sulla pellicola imbastito dal gruppo di ragazzini amici dell'allora giovanissimo autore).
* Dev Anand: 'Dev Anand era un uomo di strada, al di là di ogni credo religioso. Lui credeva solo in se stesso. Giocava d'azzardo con i ladri, ballava con le ragazze dei night-club, festeggiava le vittorie con solenni bevute e viveva alla giornata, senza cercare di salvare la patria. Dev Anand rappresentava la libertà, e diede alla nostra generazione una prima splendida lezione di amore adulterino perdendo la testa per l'ammaliante Waheeda Rehman nel classico Guide. Lo sguardo di Raj Kapoor e Dilip Kumar ricordava il passato, quello di Dev Anand evocava la spensierata noncuranza del futuro'.
* Mughal-E-Azam: 'Nelle tre ore di quel racconto trovai me stesso, il mio passato, la mia cultura, la mia lingua, le mie passioni, i miei amori, la mia ribellione, la mia poesia, la mia musica, i miei intrighi, la mia arte, la mia sofferenza, il mio sacrificio, la mia dedizione, mio padre, mia madre, il mio presente e forse persino il mio futuro. (...) Il regista era riuscito a distillare la storia in una goccia di rugiada, a dilapidare una fortuna nella ricerca di uno sguardo elegante. (...) Vita e arte si sovrapponevano in continuazione, come i fiumi della cultura hindu e musulmana'.
* Sharmila Tagore: 'Sopravvissi al 1967 grazie al bikini di Sharmila Tagore. (...) Vidi Sharmila Tagore in bikini mentre, in stato di grazia, stavo tornando dall'ufficio di Desmond; mi sembrò una ricompensa divina per il mio duro lavoro. Era sulla copertina di Filmfare, la più popolare rivista di cinema indiana. Quel bikini fu una rivoluzione. Era la prima volta che una stella appariva così scoperta, e quell'audacia aprì così tante falle nel senso del pudore della borghesia indiana che alla fine l'antico retaggio s'inabissò senza neanche un piccolo gorgoglio. Ormai anche le brave ragazze delle famiglie per bene potevano apparire sensuali'. (Aggiornamento del 10 maggio 2014: vedi anche Sharmila Tagore: Filmfare agosto 1966).
(Ringrazio Neri Pozza Editore. Non ho chiesto l'autorizzazione a pubblicare stralci del romanzo, e me ne scuso).

TRAMA

Fratelli di sangue narra la storia di una famiglia musulmana attraverso tre generazioni, dal colonialismo all'indipendenza, sino agli anni sessanta del secolo scorso. Prayag è un ragazzino hindu orfano che raggiunge Telinipara, una località vicino Calcutta, dall'originario Bihar. Viene adottato da una famiglia musulmana. Si converte all'Islam, si sposa, lavora duramente per costruirsi una posizione di rilievo, crea intorno a sé un ambiente multireligioso e pacifico. La storia continua seguendo le vicende del figlio, Akbar Ali, e del nipote, M.J., sino al compimento del diciassettesimo anno d'età di quest'ultimo.

RECENSIONI

Hindustan Times:
'Fratelli di sangue offre qualcosa a tutti, ed è una lettura raffinata e stimolante. Forse l'opera migliore di M.J. Akbar. È un resoconto della storia indiana raccontata non da uno storico. Ma considerarlo solo un'autobiografia significherebbe limitarlo. E catalogarlo come romanzo ne ridurrebbe la vastità. L'opera colpisce meravigliosamente perché parla di quell'armonia che, malgrado tutto, l'India non ha mai perduto. Fratelli di sangue è una saga intrisa di emozioni, e vi è una minuziosità nella ricerca che conferisce al romanzo una saggezza a largo spettro. È una storia narrata con passione e perizia'.
Suhel Seth, 18.04.06

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il calore di alcuni capitoli, l'intenzione meritoria e lo splendido, amarissimo finale.
Punto debole: i sovrabbondanti riferimenti storici.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Prayag/Rahmatullah, il nonno paterno del narratore
* Jamila, la nonna paterna del narratore
* Akbar Ali, il padre del narratore
* Imtiaz, la madre del narratore
* M.J., il narratore
* Wali Mohammad, il padre adottivo di Prayag
* Diljan Bibi, la madre adottiva di Prayag
* Simon Hogg, funzionario della Victoria Jute Mill e amico di Akbar Ali

Autore: M.J. Akbar (1951, Delhi)
Anno: 2006
Titolo originale: Blood brothers

CURIOSITÀ

* M.J. Akbar possiede un curriculum di tutto rispetto. La lista dei prestigiosi quotidiani e periodici da lui fondati e/o diretti provoca qualche capogiro. Akbar ha partecipato, fra gli altri, all'India Today Conclave 2011, presentando ospiti di grosso calibro internazionale. Il nonno di Akbar era davvero un hindu adottato da una famiglia musulmana e in seguito convertitosi all'Islam.
* Nel gennaio 2008 Akbar partecipò al convegno L'odore dell'India, organizzato a Torino in occasione del premio Grinzane Cavour. Fra gli altri scrittori presenti, segnalo Shashi Tharoor, Altaf Tyrewala, Anita Nair, Sudhir Kakkar, Nirpal Singh Dhaliwal, Tarun J. Tejpal e Vikas Swarup.
* Riferimenti al cinema indiano: fra gli altri, Mother India, Nargis, Sunil Dutt, Mehboob Khan, Raj Kapoor, Dilip Kumar, Dev Anand, Mughal-E-Azam, Madhubala, Sharmila Tagore, Satyajit Ray.
* Riferimenti all'Italia: menzionati Mussolini, Fellini, Le notti di Cabiria (pellicola che si aggiudicò l'Oscar per il miglior film straniero, soffiandolo a Mother India).

GOSSIP & VELENI

* Aggiornamento del 19 luglio 2021: nel 2018 M.J. Akbar è stato accusato di molestie sessuali.

16 febbraio 2011

TURISMO


Alcune opere sembrano interessanti solo ad una prima lettura. Sfortunatamente è il caso di Turismo: piacevole e trasgressivo, non possiede però lo spessore per reggere il giudizio di un'attenta rilettura. Il romanzo è in realtà vacuo e ripetitivo. Qualche spunto arguto qua e là, e soprattutto alcune pagine di buona scrittura (le più personali, quelle che descrivono in modo feroce e sincero i rapporti familiari), lasciano intravvedere delle potenzialità, ma non sono sufficienti a sostenere un'opera che dipinge un ambiente multiculturale infarcito di stereotipi. Le relazioni fra i personaggi sfiorano il paradossale. E gli sfrenati atti sessuali risultano involontariamente esilaranti nei loro eccessi. Turismo alterna analisi originali e abrasiva autoironia a maschilismo e luoghi comuni. Il suo protagonista, contraddittorio nelle intenzioni dell'autore, è purtroppo solo vittima di una creazione confusa che gli preclude qualunque evoluzione.
Turismo vorrebbe essere un cinico romanzo di cattivi sentimenti, ma non è abbastanza onesto. Il suo graffio resta in superficie. La brutalità è fittizia. La perfidia ha il sapore acido del gossip modaiolo. È tutto fuori fuoco: storia, personaggi, ambientazione.

TRAMA

La vicenda si svolge a Londra. Bhupinder, detto Puppy, afferma di amare Sarupa - fidanzata con un altro -, ma intreccia una relazione con l'aspirante modella Sophie. Familiari, amici, conoscenti, situazioni, incontri, chiacchiere. Nient'altro.

LA FRASE MIGLIORE

'Mettendo a frutto una scrupolosa mediocrità si può arrivare ovunque nella vita'.

RECENSIONI

Corriere della Sera:
'(...) questo romanzo originale e diseguale, che demolisce i giovani ricchi inglesi con la pelle come salmone brasato ma anche i giovani sikh di Londra educati all'odio dei musulmani e delle ragazze, e che non ha pietà per i corpi delle donne bianche scolpiti dal vomito e dal pilates, ha il difetto di essere, nella seconda parte, piuttosto didascalico, anche se non privo di qualche riflessione interessante'.
Livia Manera, 10.01.08

Il Giornale:
'Turismo è un interessante romanzo sull’invidia razziale che nasce non da un complesso di inferiorità, ma da un’idea di superiorità dichiarata più che argomentata, frutto di un meticciato culturale che ha prodotto una nuova identità che non sa bene cos’è, ma sa benissimo cosa vuole, un posto in prima fila nella società dei consumi'.
Stenio Solinas, 18.01.08

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Turismo è perfetto per un approccio rapido. Al solo leggerlo ci si sente più fighi.
Punto debole: l'intrinseca fragilità.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Bhupinder Singh Johal, detto Puppy
* Sarupa, la donna di cui Puppy è innamorato
* Sophie, la fidanzata di Puppy nonché cugina del fidanzato di Sarupa
* Rory, l'amico omosessuale di Puppy
* Luca, amico di Puppy
* Michael, l'amico di colore di Puppy
* Duncan, il fidanzato di Sarupa e cugino di Sophie

Autore: Nirpal Singh Dhaliwal (1974, Greenford - Londra)
Anno: 2006
Titolo originale: Tourism

CURIOSITÀ

* Nirpal Singh Dhaliwal è stato ospite nel 2008 al Salone Internazionale del Libro di Torino. Sempre nel 2008 e sempre a Torino, Dhaliwal ha partecipato al convegno L'odore dell'India, organizzato in occasione del premio Grinzane Cavour.
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan, Madhuri Dixit, Hrithik Roshan.
* Riferimenti all'Italia: il prologo è interamente ambientato in Italia. Un personaggio, Luca, ha il padre italiano. Citati il ragù, il parmigiano; i marchi Smeg, Gucci, Versace, Cavalli e B&B.

GOSSIP & VELENI

* Nirpal Singh Dhaliwal è stato sposato con Liz Jones, giornalista britannica e autrice del romanzo Il matrimonio di Liz Jones (Salani), una rielaborazione degli articoli umoristici, pubblicati nel Sunday Times, che descrivevano la loro vita coniugale.
* Difficile digerire la frase: 'I film di Bollywood mi lasciavano senza parole; le sceneggiature erano insensate, la recitazione una specie di pantomima. Si riscattavano, però, per la straordinaria bellezza delle attrici e per le canzoni'. Ma perdoniamo l'autore: 'Volevo vedere le stupende donne italiane a cena con i mariti o i fidanzati. Erano sedute ai tavolini sui marciapiedi e fumavano sigarette; i capelli neri legati all'indietro, gli occhiali da sole appoggiati sulla fronte'.

15 novembre 2009

SAPORI ASSASSINI A BOMBAY


Giallo dal sapore britannico ambientato in una (quasi) aristocratica, piovosa Mumbai. Un'arguta, attempata detective con una Fiat un po' sgangherata. Una nipote aspirante scrittrice che, suo malgrado, l'assiste nelle indagini. Una splendida magione d'altri tempi. Un gruppo variegato di indiani, costretti a convivere per qualche giorno isolati dal mondo a causa di un violento monsone. Un'inusuale storia d'amore. Un menu di prelibatezze culinarie da convertire schiere di anoressici. Un paradisiaco glossario gastronomico. Ah, sì: e un morto. Per cominciare.

La prima parte del romanzo è scritta con un'accuratezza e un acume non comuni. L'autrice ci offre un'analisi sociologica di una fetta della Mumbai-bene strappando molti sorrisi. Poi subentra il giallo, e anche lo stile cambia. Meno sornione, più rapido. Meno psicologico, più tecnico. Verso il finale si nota una certa stanchezza, forse anche un pizzico di prevedibilità, ma Sapori assassini a Bombay, grazie alla sua impalpabile patina di glamour, rimane comunque un prodotto dignitoso che si lascia leggere con piacere.

TRAMA

Hilla ha ereditato una villa da sogno, e decide di organizzare un memorabile fine settimana a tema culinario. La detective Lalli, amica di Hilla, è nella lista degli invitati. Ma gli ospiti si rivelano poco amichevoli fra loro e cominciano gli omicidi, mentre tutt'intorno infuria la pioggia monsonica. Nessuno può fuggire dalla lussuosa dimora.

RECENSIONI

The Hindu
'Il romanzo non è fatto solo di dettagli macabri. Scritto con uno stile fluido, offre qualcosa a tutti i lettori: cibo, intrigo e umorismo.'
Mandira Nayar, 29.04.06

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: l'arguzia
Punto debole: una seconda parte avvincente nella trama ma meno accurata nello stile

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Miss Lalli - la detective
* Narratrice - la nipote di Lalli
* Hilla - l'amica di Lalli e proprietaria della villa
* Tarok Ghosh - il cuoco
* Felix Rego - il critico gastronomico
* Alif Bey - lo scrittore
* Lola - la compagna di Alif
* Rafiq Khan - il ballerino
* Chili - la modella
* Ramona - la nipote di Hilla

Autrice: Kalpana Swaminathan (1960). Altre opere: La canzone del giardiniere.

Anno: 2006

Titolo originale: The Page 3 Murders

CURIOSITÀ

* Oltre alla Fiat, nel romanzo sono citati Versace, l'antica Roma, il David di Donatello, Firenze e l'uovo alla fiorentina.

* La terza pagina dei quotidiani indiani è tradizionalmente dedicata alla cronaca rosa. Sull'argomento suggerisco l'illuminante film Page 3 diretto da Madhur Bhandarkar.

18 marzo 2009

IL BAMBINO CON I PETALI IN TASCA


Favola buia. Ma l'immaginazione del piccolo protagonista la rende profumata come un giardino.
Incantano le parole che lo scrittore pone sulle labbra del bambino, i pensieri con cui lo riscalda, i sogni con cui lo allieta. Il piccolo descrive con stupore affascinato il mondo, il dolore che lo sfiora, la tragedia che lo ferisce. Con sguardo lieve e dolcemente fantasioso ne ammira i colori e ne esorcizza le brutalità.
Delicatissimo romanzo dallo stile non inedito eppure ugualmente personale. E dal finale amaro: il fatato mondo interiore che il bambino racchiude dentro di sé riuscirà a preservarne intatta l'innocenza?

TRAMA

Chamdi vive in un orfanotrofio cattolico alle porte di Bombay. Una notte decide di fuggire per cercare il padre. Inizia così la sua discesa agli inferi, accompagnato da due disincantate guide, Sumdi e la sorella Guddi, entrambi cresciuti nelle strade della città.

RECENSIONI

La Repubblica:
'Ma quel bambino che ancora conserva in tasca i petali di una bouganville, che parla con i colori e promette a Gesù di provare a essere sempre felice, non si fa piegare dal male di vivere. Come un piccolo eroe dickensiano traversa il peggio preservando il suo candore. Non troverà il padre, non troverà altro che orrore e perdizione, ma la sua fiducia nel bene lo farà uscire indenne dall'inferno. È un romanzo semplice e pieno di vita, l'ennesima dimostrazione che può esistere una letteratura popolare ma non banale, che sa parlare a tutti perché ha un mondo vero da raccontare.'
Marco Lodoli, 24.03.07

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la poesia
Punto debole: -

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Chamdi - il bambino orfano
* Sumdi - il mendicante poliomelitico
* Guddi - la sorella di Sumdi
* Anand Bhai - il gangster

Autore: Anosh Irani (1974, Mumbai. Vive in Canada). Altre opere: Destini di vetroLa gabbia dei fiori.

Anno: 2006

Titolo originale: The song of Kahunsha

24 febbraio 2009

GIOCHI SACRI


Nelle prime 500 pagine di questo ciclopico romanzo, la vita fluisce con le parole. Odorosa. Caotica. Imperfetta. Stravagante hard boiled dall'ambientazione insolita: Mumbai. E dalla scrittura fascinosa. Due vicende parallele ed esemplari. I protagonisti si incontrano solo in un paio di fuggevoli occasioni. Le loro vite si dipanano in capitoli alterni. L'epopea del gangster Ganesh Gaitonde raccontata in prima persona, dal suo arrivo nella brulicante megalopoli indiana, poco più che ragazzo, fino al cruento epilogo. La quotidianità di pochi mesi dell'ispettore Sartaj. E poi la coralità di un fitto stuolo di personaggi minori, tutti finemente cesellati. Solidi. Tridimensionali. Sezionati dall'interno, nei sentimenti, nelle angosce, nelle paure, e valutati dall'esterno: l'autore narra le vicende che hanno condotto ciascun personaggio dinanzi al lettore; i personaggi, dal canto loro, esprimono opinioni e giudizi gli uni sugli altri. Mumbai in queste pagine è bellissima. Pur nella sua crudezza assolata.

Poi il romanzo si trasforma da potenziale capolavoro in patinato masala. La scrittura rimane sopraffina, ma perde quel sapore di fascino doloroso. I personaggi a poco a poco diventano inautentici. Soprattutto Gaitonde, nel quale lo scrittore infonde troppo di sé, svuotandolo di personalità propria. Il gangster rivela un mondo interiore e una capacità di riflessione forse implausibili in un uomo violento e crudele. E negli ultimi capitoli si riduce ad un'irrealistica (e fastidiosa) parodia di se stesso. Sartaj è sempre perfetto, o meglio, sempre autenticamente imperfetto nei suoi dubbi morali e nelle sue debolezze, ma l'episodio del tradimento finale rimane inesplicabile. Le vicende narrate, da dolente e sublime cronaca di vita quotidiana, si amplificano sino ad incorporare un surreale complotto internazionale. Servizi segreti, maestri spirituali che corteggiano l'apocalisse, ordigni nucleari parcheggiati sotto casa, rifugi antiatomici con vista sullo slum. E a beneficio dei lettori occidentali: una generosa dose di sesso.

Per fortuna i numerosi accenni cinematografici salvano dalla delusione. Impossibile elencarli tutti: Shah Rukh Khan, Aamir Khan, Amitabh Bachchan, Rani Mukherjee, Aishwarya Rai, Salman Khan, Hrithik Roshan, Anil Kapoor, Ajay Devgan. Solo per menzionare alcuni dei nomi più grossi. I personaggi del romanzo vengono spesso sorpresi dal lettore a canticchiare brani tratti da un film. Molte le pellicole ricordate: i blockbuster Sholay e Dilwale Dulhania Le Jayenge, ma anche i gioielli di famiglia - Satya e Company. Imperdibile l'episodio in carcere: i detenuti, indipendentemente dalla provenienza, dalla lingua, dalla religione, guardano adoranti Deewaar, con Bachchan. Sullo yacht ancorato in acque straniere, i gangster si commuovono per Nayagan, tanto che Gaitonde invia al regista Mani Ratnam un anonimo omaggio floreale. E fanno sorridere gli entusiasmi dei personaggi: 'Rimasero seduti per un po' (...) a chiedersi se Kajol avrebbe fatto altri film. Secondo Rohit, Kajol era l'attrice migliore dopo Madhubala. (...) Parlando di Kajol, Rohit prese un'aria appassionata e felice, gesticolando in direzione del petto di Sartaj nel descrivere le qualità di Kajol. Kajol non era solo una grande attrice, era anche un'ottima moglie e madre'. Così come fa sorridere l'analisi lapidaria del cinema americano enunciata da Gaitonde: 'Come tanti altri film americani, aveva un'unica idea riuscita e ci si aggrappava così tenacemente che alla fine non aveva più nessuna emozione o varietà. Le scene sembravano insipide perché anche nei momenti più drammatici gli attori americani parlavano tra loro in tono pacato, come se stessero discutendo il prezzo delle cipolle. E poi non c'erano canzoni. Infine, come ultima cosa, i film americani erano per la maggior parte spogli e poco realistici e non mi interessavano granché.'

Il romanzo, soprattutto nella sua versione patinata, non manca di umorismo. Il temibile agente segreto pachistano che lavora a maglia è da urlo. E chi di noi non avrebbe bisogno di un po' di Bharat-darshan, almeno una volta all'anno? La lingua è ricca di vocaboli hindi e marathi, fortunatamente non tradotti da Francesca Orsini: regalano colore al contesto e calano il lettore nel vorticoso caos di Mumbai.
(Bharat è il vocabolo sanscrito e hindi per India. Darshan significa vista, nel senso occasione di vedere).

TRAMA

L'ispettore sikh Sartaj Singh riceve una telefonata anonima: uno sconosciuto gli offre su un piatto d'argento il gangster più temuto di Mumbai, Ganesh Gaitonde. Da qui partono le due strade imboccate dal romanzo: una nel passato, per narrare la vita del gangster, e una nel futuro, per seguire le indagini di Sartaj.

RECENSIONI

Hindustan Times:
'È il miglior romanzo sulla mia città che abbia mai letto. Cattura l'atmosfera di Bombay in un modo inedito. E da un punto di vista strettamente narrativo è uno stupefacente trionfo dell'immaginazione. È un libro su Bombay scritto da chi capisce la città e per chi conosce Bombay. Non è scritto per il lettore straniero. La forza del romanzo è che fluttua in una vastità di grigio. Non esistono il bianco e il nero a Bombay. Non c'è facilità nel distinguere il giusto da ciò che non lo è. Se volete certezze morali, dovete cercarvi un'altra città.'
Vir Sanghvi, 22.10.06

Corriere della Sera:
'Un concentrato esorbitante di generi, dalla detective story all'intrigo mafioso all'epica moderna, che racconta amori, interessi, ambizioni, frustrazioni, violenze e turpitudini della più viva, interessante e moderna delle metropoli indiane. Un vero caleidoscopio di contrasti squillanti - spiritualità e capitalismo, grazia e marciume - che affascina il lettore con le armi dell'intrattenimento, mentre pagina dopo pagina gli ricorda come sia cresciuta di respiro e ambizioni la narrativa indiana da quando Salman Rushdie ventisei anni fa sbalordì il mondo con I figli della mezzanotte. (...) Questa non è solo la storia di Sartaj il buono e Ganesh il cattivo, ma è la vita, è la leela (*), è Bombay, è Mumbai, è l'India, sono loro, siamo noi.'
(*) Leela in questo contesto significa il gioco creativo di Dio che produce la realtà (nota di Cinema Hindi).
Livia Manera, 02.08.07

La Repubblica:
'Il monumentale romanzo mescola i generi e disorienta. È una detective-story e un affresco politico-sociale, un'epopea e un esperimento linguistico di narrativa globale scritto in inglese ma infarcito di vocaboli hindi, urdu, bengali, marathi. Travolge, inebria, dà le vertigini. In altre parole, ha lo stesso effetto di una visita nel cuore di Mumbai oggi. Manda in frantumi le visioni idealizzate dell'India, ridicolizza le caricature esoteriche da viaggio iniziatico alle sorgenti della spiritualità umana. (...) C'è tutta l'eccitazione febbrile, il vigore giovanile della superpotenza asiatica lanciata alla conquista del mondo, ci sono le sue ingiustizie feroci: i nuovi ricchi e l'opulenza delle star di Bollywood a pochi metri di distanza dalle baraccopoli. (...) Ma perfino le viscere melmose e immonde della Mumbai povera emanano un calore che attrae. (...) (La scrittura di Chandra) è universale perché è a cavallo dei due mondi: sa vedere l'India con occhi occidentali, poi cambia pelle e si immerge nel ventre materno del paese dov'è nato e cresciuto. (...) Mumbai non è solo il teatro dove si recita il dramma di Giochi sacri, è una protagonista esuberante e incontenibile del romanzo. È la reincarnazione orientale della New York cantata da Liza Minnelli: la città che non dorme mai, la metropoli dove ogni sogno può diventare realtà, un luogo di lotte e sofferenze e infinite possibilità.'
Federico Rampini, 16.03.07

Cinema Hindi: *** ½
Punto di forza: le prime 500 splendide pagine (*****), la lingua, la capacità di evocare un'intera città e l'umanità che la popola.
Punto debole: le ultime 700 pagine e la bramosia di scalare le classifiche di vendita.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Ganesh Gaitonde - il gangster
* Sartaj Singh - l'ispettore di polizia
* Katekar - l'agente compagno di Sartaj
* Jojo - amica di Gaitonde e procacciatrice di compagnia femminile
* Mary - sorella di Jojo
* Guruji - il maestro spirituale di Gaitonde

Autore: Vikram Chandra (1961, Delhi. Vive tra Mumbai e la California). Altre opere: Terra rossa e pioggia scroscianteAmore e nostalgia a Bombay, Geek Sublime.

Anno: 2006

Titolo originale: Sacred Games

CURIOSITÀ

* L'autore non dimentica l'Italia: nel romanzo sono citati la Ferrari, Milano, le scarpe e i marmi italiani, il cappuccino. E pare circolino parecchie Fiat per le strade di Mumbai...

* Il personaggio di Sartaj era già apparso in Amore e nostalgia a Bombay.

* Nayagan, il blockbuster in lingua tamil del 1987, è diretto da Mani Ratnam e interpretato da Kamal Haasan. Basato sulla vita reale del gangster Varada, il film è considerato Il Padrino di Kollywood: vincitore di tre National Award (miglior attore protagonista, miglior fotografia, miglior direzione artistica), selezionato dall'India per rappresentarla agli Oscar, e incluso nel 2005 da Time nella classifica dei migliori 100 film di tutti i tempi. Quanto a Satya e a Company, consulta il profilo del regista Ram Gopal Varma.

* Aggiornamento del 17 luglio 2021: Sacred Games (2018) è la prima serie originale prodotta da Netflix India. Diretta da Anurag Kashyap, Vikramaditya Motwane e Neeraj Ghaywan. Interpretata da Saif Ali Khan (Sartaj), Nawazuddin Siddiqui (Gaitonde), Radhika Apte, Pankaj Tripathi, Kalki Koechlin, Ranvir Shorey. Trailer prima e seconda stagione.

GOSSIP & VELENI

* L'autore è fratello di Anupama Chopra, moglie del regista Vidhu Vinod Chopra (è un caso che, nel romanzo, Parinda, diretto da Chopra, venga citato come il miglior film hindi sui gangster?), ed autrice della biografia di Shah Rukh Khan - King of Bollywood: Shah Rukh Khan and the seductive world of Indian cinema - e di testi dedicati a Sholay e a Dilwale Dulhania Le Jayenge. La madre, Kamna Chandra, è co-sceneggiatrice di 1942 - A Love Story, diretto da Vidhu Vinod Chopra. Lo stesso Vikram ha collaborato alla sceneggiatura di Mission Kashmir, sempre diretto da Chopra.

* Pare che la Mondadori abbia versato 750 mila euro per i diritti di questo romanzo, che è stato il più pagato del 2006: un milione e duecento mila dollari sborsati dall'editore americano.

* Pare che, per scrivere il romanzo, Chandra abbia frequentato e intervistato decine di veri gangster indiani.