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25 giugno 2012

L'INSEGNANTE DI INGLESE



Scritto nel 1945 da uno dei più celebri autori del subcontinente, R.K. Narayan, L'insegnante di inglese di sicuro affascina coloro che amano l'India classica e mistica. È un libro in larga parte di equilibrata pacatezza, e anzi pacato sembra l'aggettivo migliore per qualificarlo. Lo stile è pacato, piacevole, un po' datato. La storia è pacata. I personaggi sono pacati, così come le loro emozioni e i loro sentimenti. Il dolore è pacato. Pacata è la felicità. Pacato l'umorismo. La saggezza orientale sposa la compostezza anglosassone. I colori e i sapori dell'India, per quanto onnipresenti, rimangono relegati sullo sfondo.

L'insegnante di inglese è un romanzo di formazione con protagonista un giovane uomo insoddisfatto che, a seguito di un lutto, intraprende suo malgrado un cammino di crescita interiore. Personalmente non apprezzo molto, qui come altrove, la piega mistico-soprannaturale che ad un certo punto prende corpo nella vicenda, ma, in confronto ad esempio ad Un uomo migliore, ne L'insegnante di inglese questo aspetto è meno goffo, e il presupposto che lo scatena è più robusto. In effetti sono molti i parallelismi con Un uomo migliore: l'ambientazione nel sud del Paese, l'amicizia maschile, la formazione da adulto del protagonista, un vago senso di solitudine, la figura dell'eccentrico. Difficile decretare il migliore fra i due. L'opera di Anita Nair è più incantatrice, più vivace anche se meno solida. L'insegnante di inglese è più classico nel senso ampio del termine e più convincente. Si legge con minor gusto - a tratti suona leggermente petulante -, ma alcune pagine sono magnifiche (ad esempio il quarto capitolo, dedicato alla morte di Susila).

Significativo il tema del recupero della propria identità culturale, e significativo il modo in cui viene trattato: nessun rifiuto dogmatico e pregiudizievole nei confronti del modello britannico imperante, verso il quale l'autore nutre grande rispetto (anche se punteggiato qua è là da bonario umorismo), bensì condanna del volontario e consenziente allontanamento dalla tradizione indiana. Da qui l'insoddisfazione, prima solo professionale e poi personale, di Krishna. L'evento catartico scatenante è il decesso della moglie. In seguito, l'amicizia con lo stravagante maestro di scuola e la spontaneità infantile di Leela forniranno all'uomo la consapevolezza e gli strumenti per gestire la decisione che cambierà la sua vita per sempre. È interessante, soprattutto alla luce delle sue vicende personali, ciò che l'autore ha, volutamente o no, sottinteso: l'amore per la moglie e la felicità della tranquilla vita coniugale non avrebbero consentito a Krishna lo strappo e l'affermazione di sé. La solitudine, pur nel devastante dolore che l'accompagna, gli ha offerto la libertà di vivere senza ipocrisie.

TRAMA

Krishna è un insegnante di letteratura inglese. Vive nelle strutture di un college, lontano dalla moglie Susila e dalla figlia Leela. I giorni scorrono tutti uguali, fra lezioni poco eccitanti, bizzarri scambi di idee col preside britannico, chiacchiere con i colleghi. Susila decide di trasferirsi dal marito, e Krishna si lascia catturare da una pacata agitazione. La priorità ora è cercare un appartamento nel quale accogliere la famiglia.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Lo scambio di battute fra padre e figlia: dialoghi deliziosi, intrisi di reciproco infinito amore.

RECENSIONI

La Repubblica:
'È l'India profonda e cadenzata da regole "altre" quella che con R.K. Narayan (...) riusciamo a vivere, a intuire: e il passo, la pace infusa nei suoi romanzi è sempre speciale, anche se a volte ne sentiamo tutta l'estraneità. Questa calma ci avvolge anche quando il tema è doloroso come quello de L'insegnante di inglese, il romanzo da poco uscito con Guanda (...). Un soggetto doloroso a maggior ragione perché completamente autobiografico: la morte della moglie Rajam - che qui viene chiamata Susila -, scomparsa inaccettabile, sostenibile solo ricorrendo a un contatto col suo spirito, prima attraverso un medium, poi, abbandonati tanti legami terreni, con le proprie forze. Non è un volo mistico quello di Narayan, non sarebbe nello stile dell'autore anglo-indiano che ci ha così spesso accompagnato nelle scene di ogni giorno del piccolo villaggio immaginario Malgudi, ma la risoluzione di una crisi di identità del protagonista'.
Susanna Nirenstein, 24.03.06

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la tenerissima relazione padre-figlia.
Punto debole: la sfumatura forse un po' datata che sembra pervadere tutto il libro.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Krishna - insegnante di inglese
* Susila - la moglie di Krishna
* Leela - la figlioletta di Krishna e di Susila
* il maestro di scuola

Autore: R.K. Narayan (1906-2001, Chennai). Diverse sue opere sono state tradotte in italiano, fra cui Il pittore di insegneUna tigre per Malgudi.
Anno: 1945
Titolo originale: The English teacher

CURIOSITÀ

* L'insegnante di inglese è largamente autobiografico. Rajam, la moglie di Narayan, morì di tifo nel 1939. La figlioletta Hema aveva allora tre anni. L'opera è dedicata a Rajam.
* Indian Thought Publications è la casa editrice fondata nel 1942 da Narayan, tuttora attiva, gestita dalla nipote.
* Il noto film Guide (1965, con Dev Anand e Waheeda Rehman) è tratto da The guide (1958) di Narayan. Le edizioni italiane: La grande frode (Frassinelli, 1959; Adelphi, 1972) e Raju della ferrovia (Zanzibar, 1994).

10 luglio 2011

UN UOMO MIGLIORE



Un uomo migliore è un singolare romanzo di formazione. Singolare perché il protagonista ha 58 anni, e dunque non è di primo pelo. Singolare perché nella trama si intrecciano atmosfere gotiche trapiantate in un clima tropicale. E singolare perché narra anche la storia di un'anticonvenzionale amicizia maschile, per giunta scritta da una donna. L'opera è dominata da figure maschili, mentre quelle femminili rimangono relegate sullo sfondo. Probabilmente la vicenda di Mukundan può essere interpretata in chiave metaforica: è l'India a subire un cambiamento profondo? E grazie a cosa? Ad un miscuglio ben dosato di scienza e tradizione, di rispetto per il passato e di curiosità per il futuro.
Inoltre Un uomo migliore colpisce per lo stile, curato ed emotivo, malgrado la sua liricità appaia talvolta stonata nel descrivere situazioni che invece avrebbero richiesto un tratto asciutto. E colpisce per l'arguta rappresentazione di un microcosmo popolato e animato da numerosi personaggi minori che coprono tutto lo spettro umano.

Però vi è qualcosa, nello sviluppo della trama e nella caratterizzazione psicologica dei personaggi principali, che non convince fino in fondo. Una drammatizzazione esagerata del percorso di formazione, punteggiato da eventi non sempre plausibili. [Spoiler] La debolezza di Mukundan non giustifica la decisione di tornare nel villaggio d'origine alla mercé dell'odiatissimo padre, e il ventilato omicidio della madre sovraccarica il suo bagaglio emotivo. Inesplicabile anche l'ostinata volontà di Bhasi di prendersi carico della formazione di Mukundan. Alcune tappe rituali fanno sorridere (il realismo magico non sempre funziona). Ma soprattutto pare immotivato il voltafaccia di Mukundan nei confronti dell'amico e della fidanzata. La catarsi finale risulta eccessiva e superflua.
Detto questo, Un uomo migliore rimane comunque un'opera consigliabile grazie alla sua originalità e alla sua qualità di scrittura.

TRAMA

Siamo in Kerala, nel villaggio immaginario di Kaikurussi. Mukundan è un funzionario pubblico in pensione che torna nella casa di famiglia, dove ritrova il vecchio affezionato servitore, Krishnan Nair, il bisbetico padre, Achutan Nair, e tutti i fantasmi del suo passato. Ma a Kaikurussi incontra anche un bizzarro personaggio non nativo del luogo: Bhasi il pittore. Nasce così un'inaspettata amicizia, e Mukundan, guidato da Bhasi, intraprende un percorso di formazione che cambierà totalmente il suo modo di agire.

RECENSIONI

Hindustan Times:
'Anita Nair è un'esperta nel descrivere i dettagli. Il sangue dei suoi personaggi scorre nelle vene del lettore. Il calore e la polvere del villaggio sono palpabili. La trama possiede il ritmo rassicurante della vita reale. I colori colano attraverso il radioso immaginario privo di esagerazioni dell'autrice'.
Aditi De

L'Espresso:
'La Nair sa incastrare con precisione geometrica le storie dei suoi personaggi in un'India ancora incerta fra vecchio e nuovo, fra i riti magici e le soap opera. (...) Hanno una forza tutta speciale le figure femminili, donne infelici ma mai rassegnate, dalla bellissima Meenakshi che per andarsene dal villaggio diventa la leader di un gruppetto di rivoluzionari naxaliti, alla dolce Anjana che ha sposato quasi senza conoscerlo un uomo brutale e indecifrabile, alla casalinga Valsala che pur di liberarsi dell'opprimente marito arriva a diventare un'assassina, facendolo a pezzi con l'aiuto del giovane amante'.
Chiara Valentini, 25.02.11

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: l'originalità
Punto debole: una drammatizzazione eccessiva e l'implausibilità di alcuni eventi

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Mukundan - funzionario statale in pensione
* Bhasi - imbianchino dal passato misterioso, amico di Mukundan
* Krishnan Nair - il servitore di Mukundan
* Achutan Nair - il padre di Mukundan
* Anjana - la fidanzata di Mukundan
* Meenakshi - la cugina di Mukundan

Autore: Anita Nair (1966, Kerala). Diverse sue opere sono state tradotte in italiano, fra cui Cuccette per signora e La ferocia del cuore.
Anno: 1999
Titolo originale: The better man

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 09.04.06: intervista ad Anita Nair raccolta da Lidia Gualdoni in occasione della pubblicazione di Padrona e amante.

CURIOSITÀ

* Anita Nair ha partecipato nel 2008 al convegno L'odore dell'India organizzato a Torino dal Premio Grinzane Cavour; nel 2010 alla conferenza Addomesticare la vita: società e famiglia organizzata a Roma dal Festival delle Letterature (video); ancora nel 2010 al Salone Internazionale del Libro di Torino.
* Anita Nair ha redatto un profilo del leggendario regista Mani Ratnam.
* Aggiornamento del 19 luglio 2021: il romanzo L'arte di dimenticare è stato adattato nel film Lessons in forgetting, con Adil Hussain. La pellicola è di qualità superiore al libro.
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan.
* Riferimenti all'Italia: citati Michelangelo, la Cappella Sistina, gli antichi romani. Uno dei personaggi minori possiede una Fiat.
* Romanzi che trattano lo stesso tema: L'insegnante di inglese.

04 giugno 2010

LA STANZA DELLA MUSICA - THE MUSIC ROOM


Dhondutai Kulkarni è una delle più importanti cantanti viventi di musica classica indiana. Appartiene alla scuola Gharana di Jaipur, fondata da Alladiya Khan e, più tardi, rappresentata da Kesarbai Kerkar. Si dice che uno scienziato americano volle una registrazione del canto di Kesarbai da mandare in orbita, insieme ad opere d'arte e formule matematiche, per salvare una testimonianza del genio umano in caso di catastrofe planetaria.
La stanza della musica è la storia dell'incontro di una bambina, l'autrice Namita Devidayal, con Dhondutai Kulkarni, e, attraverso di lei, con la musica classica indiana.

L'AUTORE

Nata nel 1968, Namita Devidayal inizia a prendere lezioni di musica a dieci anni. Nonostante dimostri una discreta propensione, a diciotto anni decide di partire per gli Stati Uniti per studiare all'Università di Princeton. Dopo la laurea diventa giornalista. Oggi vive a Mumbai e lavora per il Times of India.
La stanza della musica è un libro autobiografico ed è il suo primo romanzo. Nominata agli India Youth Icon Awards, Namita Devidayal sta lavorando alla sua seconda pubblicazione.
Ecco l'intervista dell'autrice in occasione degli Youth Icon Awards.

RECENSIONI

The Hindu

Il libro cattura così efficacemente la raffinatezza, il colore e la particolarità del magico mondo della musica che è un assoluto piacere leggerlo ed assaporarlo.
Lakshmi Subramanian, 11.12.2007
La recensione integrale.


The Seattle Times
Devidayal ha scelto di studiare a Princeton, di sposarsi e di diventare una giornalista, una strada che l'ha allontanata dalla professione di cantante. Nonostante questo ha scritto un libro dalle evocative melodie.
Irene Wanner, 12.02.2009
La recensione integrale.

Diana ***3/5
Namita è solo una bambina quando entra per la prima volta nella stanza della musica a casa di Dhondutai Kulkarni. Il canto le piace ma a dieci anni è rapita più dai racconti della sua insegnante che dalle interminabili serie di Sa che deve eseguire. La sua passione crescerà con la conoscenza e con l'affetto per la sua guru.
La stanza della musica è la storia di due donne, quella dell'autrice del romanzo, Namita, e quella della sua insegnante Dhondutai Kulkarni. Una storia che si intreccia con quella della musica classica indiana e con quella di un Paese, l'India.
Una prosa lenta, che ha il tempo dei ricordi, dei pomeriggi di sole trascorsi in casa a studiare le note, per raccontare un amore vero alimentato dalla dedizione. Un libro che avvicina gli inesperti ad un mondo sconosciuto, attraverso le emozioni. Un approccio emotivo che coinvolge e convince.
"L'antica concezione occidentale vede nella musica un insieme di sequenze sonore i cui intervalli melodici regolari riflettono i semplici rapporti matematici sui quali è costruito il mondo e grazie ai quali il mondo stesso risulta comprensibile ai nostri organi percettivi... La musica indiana affonda le sue origini su un presupposto fondamentalmente diverso: l'idea che esista una realtà continua, invisibile ed in perenne mutamento a costituire lo sfondo di qualsiasi azione e percezione dell'uomo. E' tale realtà a plasmare il nostro karma o destino, e ad aiutarci a capire perchè ci succedono cose in apparenza inesplicabili. Nella musica indiana le note non corrispondono a entità categoriche, separate e autonome, ma sono interconnesse attraverso un sottile, elusivo e impalpabile continuum di suoni che l'orecchio umano riesce a malapena a identificare. In senso metafisico, questi suoni fanno parte della realtà che si trova al di là della percezione...
Per esempio, la maniera di giungere a una nota è importante quanto la nota stessa: ci si può arrivare dall'alto o dal basso, dopo aver accarezzato la nota nascosta che le aleggia accanto, evocando così sensazioni del tutto differenti da un approccio diretto. Questo spiega perchè non si può imparare la musica indiana sui libri. Bisogna apprenderla da un guru in grado di chiarire certe sfumature, tirarar fuori dall'allievo le note giuste, aiutandolo a raggiungerle... Le antiche scritture si sono conservate grazie alla tradizione orale... La musica classica indiana ha fatto affidamento su un'analoga trasmissione orale, in cui l'insegnante gioca un ruolo chiave e gode dello stesso rispetto tributato a un monaco o a un sacerdote. Ma non è possibile insegnare tutto..."

Il bello:
- Non un saggio ma un tuffo nella storia della musica indiana attraverso le emozioni di una vita.

Il brutto:
- Un testo riflessivo e pieno di calore ma non dei più avvincenti. Ci metterete più di in un paio di giorni per finirlo.

Namita Devidayal intervistata da Hindustan Times.

Namita Devidayal al Salone del Libro di Torino 2010.
Consigli per la visione: ignorare l'intervistatore, che evidentemente non ha ritenuto opportuno informarsi sull'autrice del libro di cui doveva parlare, e tutti i riferimenti al presunto mistero delle musica indiana. Vale la pena ascoltare la paziente, assennata e talentuosa Namita Devidayal.

01 aprile 2010

UN MISERO 18


Romanzo d'esordio di Chetan Bhagat, Un misero 18 intrattiene piacevolmente il lettore. Scritto in modo scorrevole e, almeno all'inizio, anche con una certa arguzia, narra le peripezie di un trio di studenti che tentano di sopravvivere ai massacranti ritmi di studio imposti da una delle università d'eccellenza del Paese: l'Indian Institute of Technology di Delhi. Il libro, pubblicato nel 2004, in patria era balzato immediatamente in testa alle classifiche di vendita, apprezzato da una fascia di pubblico giovanissimo. Pare che in India non siano molti i racconti imperniati sulla nuova dorata gioventù urbana e occidentalizzata che vive, studia e si diverte nelle gigantesche metropoli del subcontinente. Anche in occidente non siamo abituati a considerare l'India da questa prospettiva, per cui Un misero 18 può rivestire un certo interesse. Peccato che il romanzo si limiti al suo contenuto giovanilistico, delinei troppo superficialmente temi e caratteri, si avvalga di uno stile dignitoso ma non eccelso. Comunque si può apprezzarne la leggerezza e la novità tematica.

TRAMA

Hari, Alok e Ryan sono tre studenti che si incontrano all'IIT e stringono una singolare amicizia. Ben presto si stancano di corsi, professori, lezioni, relazioni, esami, e vivacchiano ai margini del sistema universitario divertendosi un bel po'. Ma non tutto fila liscio.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ** ½
Punto di forza: la novità
Punto debole: la superficialità

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Hari - il narratore, nonché mediatore fra Alok e Ryan
* Alok - il più serioso
* Ryan - il bello, l'intelligente, lo sportivo, il ricco
* Neha - la fidanzata di Hari e figlia di Cherian
* Cherian - il mostro, capo dipartimento di ingegneria meccanica
* Veera - il professore dal volto umano

Autore: Chetan Bhagat (1974, Delhi). Altre opere: Una notte al call center. Bhagat è attualmente il numero uno nelle classifiche di vendita fra gli scrittori indiani di best seller in lingua inglese.

Anno: 2004

Titolo originale: Five Point Someone

CURIOSITÀ

* La traduzione di Irene Montanelli e Giovanna Scocchera è stata realizzata nell'ambito del corso Tradurre la letteratura, organizzato dalla Scuola Superiore per Mediatori linguistici di San Pellegrino di Misano Adriatico. Le traduttrici spiegano il significato del titolo originale: Five Point Someone significa letteralmente cinque punto qualcuno, ed è un gioco di parole che trae origine dall'espressione cinque punto qualcosa che è la pessima media conseguita dai protagonisti del romanzo.

* Adattamenti cinematografici: Un misero 18 ha ispirato 3 idiots, uno dei campioni d'incasso della storia del cinema hindi, diretto da Rajkumar Hirani e interpretato da Aamir Khan e Kareena KapoorDal secondo romanzo dell'autore, Una notte al call center, è stato tratto il film HelloAggiornamento del 18 luglio 2021: da The 3 Mistakes Of My Life è stato tratto il film Kai Po Che!, diretto da Abhishek Kapoor, alla cui sceneggiatura ha collaborato lo stesso Bhagat. Da 2 States è stato tratto il film omonimo, diretto da Abhishek Varman, con Alia Bhatt. Da Half Girlfriend è stato tratto il film omonimo, diretto da Mohit Suri.

* Anche Bhagat, come i personaggi di Un misero 18, si è laureato in ingegneria meccanica all'Indian Institute of Technology di Delhi (ed è sopravvissuto). 

GOSSIP & VELENI

* È ormai ben nota la polemica sorta fra Bhagat e i produttori del film 3 idiots riguardante il riconoscimento all'autore della paternità del soggetto. Il 31 dicembre 2009 Bhagat ha pubblicato nel suo sito ufficiale un testo intitolato A book, a film and the truth, aprendo un dibattito mediatico che in India ha coinvolto una larga fascia di giornalisti, autori, lettori, spettatori, nonché, ovviamente, la troupe e il cast del film. Vedi anche Moving to a solution, 02.01.10. Per gli argomenti della controparte, vedi la recensione della pellicola.

18 marzo 2009

IL BAMBINO CON I PETALI IN TASCA


Favola buia. Ma l'immaginazione del piccolo protagonista la rende profumata come un giardino.
Incantano le parole che lo scrittore pone sulle labbra del bambino, i pensieri con cui lo riscalda, i sogni con cui lo allieta. Il piccolo descrive con stupore affascinato il mondo, il dolore che lo sfiora, la tragedia che lo ferisce. Con sguardo lieve e dolcemente fantasioso ne ammira i colori e ne esorcizza le brutalità.
Delicatissimo romanzo dallo stile non inedito eppure ugualmente personale. E dal finale amaro: il fatato mondo interiore che il bambino racchiude dentro di sé riuscirà a preservarne intatta l'innocenza?

TRAMA

Chamdi vive in un orfanotrofio cattolico alle porte di Bombay. Una notte decide di fuggire per cercare il padre. Inizia così la sua discesa agli inferi, accompagnato da due disincantate guide, Sumdi e la sorella Guddi, entrambi cresciuti nelle strade della città.

RECENSIONI

La Repubblica:
'Ma quel bambino che ancora conserva in tasca i petali di una bouganville, che parla con i colori e promette a Gesù di provare a essere sempre felice, non si fa piegare dal male di vivere. Come un piccolo eroe dickensiano traversa il peggio preservando il suo candore. Non troverà il padre, non troverà altro che orrore e perdizione, ma la sua fiducia nel bene lo farà uscire indenne dall'inferno. È un romanzo semplice e pieno di vita, l'ennesima dimostrazione che può esistere una letteratura popolare ma non banale, che sa parlare a tutti perché ha un mondo vero da raccontare.'
Marco Lodoli, 24.03.07

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la poesia
Punto debole: -

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Chamdi - il bambino orfano
* Sumdi - il mendicante poliomelitico
* Guddi - la sorella di Sumdi
* Anand Bhai - il gangster

Autore: Anosh Irani (1974, Mumbai. Vive in Canada). Altre opere: Destini di vetroLa gabbia dei fiori.

Anno: 2006

Titolo originale: The song of Kahunsha