07 novembre 2011

LE DONNE DI PANJAUR



Questo romanzo genera qualche perplessità. Ad una seconda lettura appare più consistente, ma i dubbi permangono. Scritto in modo dignitoso, la narrazione scorre piacevolmente. Le sanguinose vicende che coinvolgono la comunità sikh sono esposte con equilibrio. Il senso di non appartenenza culturale e geografica viene espresso nella quotidianità, scevro da riflessioni.

Malgrado ciò si avverte la sgradevole sensazione che Anita Rau Badami si rivolga ad un pubblico solo femminile. L'opera manca di respiro universale. Le donne del titolo sono tutte belle. Sposano uomini che conoscono appena, ma che si rivelano mariti ideali. Le donne sono figure tormentate. Gli uomini rimangono sullo sfondo (con l'eccezione di Pa-ji), e sono considerati non persone bensì opportunità da cogliere, mezzi per affrancarsi dalla miseria, dall'arretratezza o dalle vessazioni psicologiche familiari. Riduttivo e offensivo.

Le situazioni vissute dalle protagoniste mostrano un che di posticcio, e guarda caso si incastonano alla perfezione nei violenti accadimenti della storia recente indiana. Gioie e dolori vengono sapientemente distribuiti. Si oscilla con affettazione diligente dall'edulcorato al tragico. Lo svolgimento è costruito ad arte, ma la vita è ben altra cosa. I personaggi non sono autonomi, non sembrano crescere in modo spontaneo: le loro preconfezionate esistenze sono frutto della malcelata imposizione creativa della scrittrice che, non contenta, punisce le sue eroine con un epilogo addirittura crudele. L'introspezione psicologica rimane solo nelle intenzioni: lo strappo dalla propria identità culturale, anche se incluso nella gamma degli aspetti (forse troppi) indagati dal romanzo, non regge il confronto con la superba analisi che scaturisce, ad esempio, dalle opere di Jhumpa Lahiri.

TRAMA

Le protagoniste vengono presentate singolarmente nelle prime tre delle cinque parti in cui è suddiviso il romanzo. Sharan è una ragazzina ambiziosa che non esita a soffiare il fidanzato alla sorella pur di lasciarsi alle spalle il povero villaggio di Panjaur, nel nord dell'India, ed emigrare con lui a Vancouver. Sharan è intelligente e tenace, impara in fretta, si adatta al nuovo ambiente e diventa Bibi-ji, la moglie dello stimato, ricco Pa-ji. Un solo cruccio adombra la sua vita dorata: non ha bambini. Leela, figlia di madre tedesca, con i suoi occhi grigi incanta Balu, il rampollo di una delle famiglie più rispettabili di Bangalore. I due si sposano. Leela è appagata. Ma un giorno Balu le comunica la sua decisione di trasferirsi a Vancouver. Per Nimmo la vita a Delhi non è facile: l'attività del marito Satpal stenta a decollare, e far quadrare i conti risulta complicato. Non solo. La donna è angustiata da minacciosi e informi ricordi d'infanzia. Grazie a Leela, Bibi-ji scopre che Nimmo è la figlia di sua sorella, e si reca in India per ricucire i rapporti.

RECENSIONI

India Today:
'Certamente vi sono molti aspetti lodevoli ne Le donne di Panjaur, non ultima la naturale lucidità della narrazione. La storia è ricca di episodi commoventi. Quelli violenti sono raccontati con acuta sensibilità ma con scarsa passione. Il romanzo fallisce per la sua cautela nel prendere il terrorismo per le corna. Malgrado l'intenzione di attribuirne la responsabilità al più grave errore politico di Indira Gandhi, l'Emergenza del 1975, sia intessuta nelle vicende narrate, l'accusa manca di vigore perché troppo semplicistica e troppo banale. Per essere all'altezza della sua nuovissima vocazione, la narrativa indiana postpostcoloniale necessita di teorizzare meno e di trovare nuovi paradigmi per la memoria e per la storia. Purtroppo questo romanzo ci riporta ad una trama di vecchio tipo'.
Brinda Bose, 01.01.2007

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: l'attenzione riservata alla storia e alle problematiche della comunità sikh, in India e in Canada.
Punto debole: i personaggi (e le loro vite) sembrano preconfezionati.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Bibi-ji
* Leela - amica di Bibi-ji
* Nimmo - nipote di Bibi-ji
* Pa-ji - marito di Bibi-ji

Autore: Anita Rau Badami (1961, Odisha. Vive in Canada). Altre opere: Il passo dell'eroe e Il gioco del silenzio.
Anno: 2006
Titolo originale: Can you hear the nightbird call?

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Canadian Living: esaustiva intervista concessa da Anita Rau Badami, 30.09.06

CURIOSITÀ

* Anita Rau Badami, di religione hindu, ha dichiarato di aver assistito di persona ad atti di violenza perpetrati ai danni di appartenenti alla comunità sikh. L'ultimo giorno del suo viaggio di nozze, si scatenò la rabbia degli hindu a seguito dell'omicidio di Indira Gandhi commesso dalla guardia del corpo sikh. Un uomo venne barbaramente ucciso e gettato in un fiume dinanzi all'atterrita scrittrice. Anita ha inoltre dichiarato che un suo conoscente perì nel disastro aereo citato nel romanzo. Ecco spiegata la dedica.
* Anita Rau Badami partecipò nel 2008 a Parolario, a Como (intervista raccolta da Avvenire).
* In Canada gli immigrati provenienti dall'Asia Meridionale sono i più numerosi, e fra loro la comunità punjabi è la più folta (un milione di unità).
* Riferimenti al cinema indiano: Meena Kumari, Dev Anand, Helen.
* Romanzi e film che trattano lo stesso tema: ne L'omonimo di Jhumpa Lahiri l'argomento dell'emigrazione e dello sradicamento è acutamente approfondito; Rohinton Mistry in Un perfetto equilibrio condanna in modo inappellabile le misure antidemocratiche adottate da Indira Gandhi. Quanto alle pellicole, Heaven on Earth è la cruda storia di una donna indiana che emigra in Canada per sposare uno sconosciuto.

18 settembre 2011

LO SPECCHIO SI FA VERDE A PRIMAVERA - A MIRROR GREENS IN SPRING

Estasi di gocce che muoiono in un rivo,
liquido balsamo prodotto dal dolore.
Lacrime spossate diventano sospiri:
così l'acqua si trasforma in aria.
Nubi primaverili svaniscono in pioggia
soccombendo al proprio pianto.
Vuoi spiegare le forme miracolose create dal vento?
Guarda come lo specchio si fa verde a primavera.
La metamorfosi della rosa, Ghalib, è una gioia per gli occhi.
Aprili al divenire di linee e colori.

E' da un ghazal di Ghalib che è preso in prestito il titolo del romanzo d'esordio di Selina Sen, un riferimento agli specchi di metallo lucidato che si ossidano con il passare delle stagioni.
Le sorelle bengalesi Chhobi e Sonali, a Delhi con la propria famiglia in seguito alla partizione, affrontano il cambiamento più grande, quello di diventare adulte.

L'AUTORE

Selina Sen è nata nel 1959 a Jabalpur, e si è laureata in Economia a Delhi dove attualmente vive. Scrive per diversi magazine ed è la corrispondente per il nord dell'India di Publisher's Representatives, un gruppo di pubblicazioni a tema economico. Lo specchio si fa verde a primavera è il suo primo romanzo.
Selina ha partecipato al Salone del Libro di Torino nel 2008.
L'intervista-incontro in Italia, per Booksweb, di Tahmima Anam, Sunny Singh, Selina Sen e Vasugi Ganeshananthan.Selina Sen parla del suo libro Lo specchio si fa verde a primavera.

RECENSIONI
 

The Hindu
Scritto con sensibilità nello sviluppo dei personaggi, questo libro vanta alcuni momenti memorabili in cui adolescenza e sensualità s'incontrano.
Suchitra Behal, 01.04.2007

Diana ***
In una famiglia tutta al femminile, nonna, madre e due sorelle - unica presenza maschile, il nonno, malinconico e defilato -, le protagoniste sono le due giovani donne della casa, Sonali e Chhobi. Una, bella e sciocchina, capace solo di abbinare al meglio il colore del sari a quello del proprio incarnato, naturalmente s'innamora di un mascalzone, Sonny Talwar. L'altra, meno avvenente ma giudiziosa, senza alcuna storia sentimentale all'orizzonte, con l'ambizione di frequentare un'università all'estero (e dove altrimenti?). Le premesse non sono troppo entusiasmanti, eppure presto si scopre che i personaggi di Selina Sen non sono così scontati come sembrano. L'affascinante Sonali, sedotta e abbandonata, reagisce combattiva: sposa un parente di Sonny, Karan, che però sparisce mentre per lavoro è imbarcato su una nave mercantile, proprio per conto della famiglia Talwar. Il romanzo diventa così quasi un giallo interessante e coinvolgente, persino avventuroso. 

Una marcia in più è data, inoltre, dall'ambientazione storico-politica e religiosa - siamo a Delhi nel 1984, anno in cui fu assassinata Indira Gandhi -, e dallo stile pulito dell'autrice.

Il bello:

- Le citazioni bollywoodiane:
Sholay e Amitabh Bachchan, Guru Dutt, Kishore Kumar, Raj Kapoor e altro ancora. 

A pagina 97 si legge: "Aveva ragione Nargis Dutt. Ci sono registi che sfruttano la povertà e la sporcizia dell'India. Certi temi vendono benissimo in Occidente. Ecco perchè questa cassetta non è disponibile da noi, ma si trova a Londra. Gli stranieri vogliono vedere solo la nostra arretratezza: le immagini negative del Paese li riempiono di soddisfazione".
- Chhobi lavora per una rivista, scrive dei pezzi sui monumenti della città. Ne risulta un piacevolissimo giro turistico di Delhi.
- La svolta investigativa.

Il brutto:

- Un inizio da diesel. La storia parte senza troppo appeal, ma diventa presto più interessante.

09 agosto 2011

CHIARA LUCE DEL GIORNO



Anita Desai è una delle più importanti scrittrici contemporanee. Le sue opere costituiscono oggetto di studio nei corsi di letteratura in lingua inglese nelle università di tutto il mondo. È sufficiente leggere alcune righe della ricca produzione di questa autrice per rimanere incantati: il suo stile è di uno splendore accecante, risultato di una magistrale accuratezza lessicale, accompagnata da finezza psicologica e ritmo ipnotico. I suoi romanzi, da un punto di vista narrativo, sono poco dinamici. Non sono i fatti ad essere al centro dell'attenzione (e dell'investigazione) di Anita Desai, bensì le riflessioni e le emozioni dei personaggi, le cui vite vengono scandagliate da una prospettiva squisitamente soggettiva, a volte persino inconscia. E la descrizione degli ambienti, in primo luogo quelli naturalistici, si piega alla visione che ne ha il personaggio stesso. Le opere di Anita Desai sono fatte di interiorità. Ed intrise di umanità.

Chiara luce del giorno, considerato dalla scrittrice il suo romanzo più autobiografico, narra una storia di decadenza e transizione con un incedere languido e fascinoso. Una sonnacchiosa indolenza sembra pervadere tutto il libro. Il clima opprimente, i postumi dolorosi di un passato ancora vivo, la solitudine; e di contro, la dolcezza dei ricordi, l'amore per l'arte e per un mondo raffinato in via di estinzione, il calore di antichi legami familiari, il sollievo del perdono. Sullo sfondo le brutali vicende storiche della partizione. I personaggi femminili sono sempre in primo piano, in particolare l'inossidabile ma sfaccettata Bim, figura piuttosto insolita nel panorama letterario indiano. La terza parte di Chiara luce del giorno, dedicata all'infanzia, annovera alcune fra le più belle pagine mai scritte: si resta sbalorditi dalla precisione traboccante di magica sensibilità con cui l'autrice descrive i pensieri e le emozioni dei piccoli protagonisti.
Chiara luce del giorno è uno di quei romanzi da assaporare con estenuante lentezza, da interiorizzare. Le sue righe incidono a tradimento degli squarci emotivi dinanzi ai quali si vacilla. La cesellatura descrittiva e psicologica nobilita il quotidiano, la vita, l'uomo.

TRAMA

Chiara luce del giorno è diviso in quattro parti, tutte ambientate in un'antica grande casa a Delhi. La prima descrive con minuzia un'intera giornata vissuta da Tara, in visita col marito Bakul alla sorella Bim e al fratello Baba. Tara si lascia irretire dalle trame familiari e si abbandona alla pigra atmosfera della casa senza opporre alcuna resistenza. La seconda parte, la più lunga, spicca un salto temporale nel passato, in anni cruciali per l'India (la partizione, l'assassinio di Gandhi, tumulti, violenze) e per la famiglia (la morte dei genitori e della zia Mira, il matrimonio e la partenza di Tara, la partenza del fratello Raja). La terza parte, la migliore, è dedicata all'infanzia: la nascita di Baba e la susseguente diagnosi della sua malattia, l'estraneità dei genitori, l'arrivo di Mira le cui fantasiose premure illuminano la vita dei piccoli. Nella quarta parte si torna al presente, con la fine del soggiorno a Delhi di Tara e con il riavvicinamento di Bim a Raja.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: lo stile sempre impeccabile e l'acuta introspezione psicologica
Punto debole: la lentezza, che ovviamente non è un difetto, ma che non tutti i lettori apprezzeranno.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Bim
* Tara
* Baba
* Raja
* Mira-Masi - cugina della madre dei quattro fratelli, chiamata affettuosamente zia
* Bakul - marito di Tara
* Hyder Ali - ricco e colto vicino di casa, suocero di Raja

Autore: Anita Desai (1937, Mussoorie). Diverse sue opere sono state tradotte in italiano, fra cui Fuoco sulla montagna e Notte e nebbia a Bombay.
Anno: 1980
Titolo originale: Clear light of day

CURIOSITÀ

* Riferimenti all'Italia: citato l'impero romano.

GOSSIP & VELENI

* La madre di Anita Desai era tedesca. La scrittrice Kiran Desai (La mia nuova vita sugli alberi) è la figlia di Anita.