26 maggio 2011

FRATELLI DI SANGUE


Fratelli di sangue è un romanzo autobiografico a tratti un po' difficile da affrontare. Ben scritto, sapientemente circostanziato, con un umorismo pacato ma irresistibile, con una storia ad ampio respiro e con un tema importante: la convivenza in un ambiente multireligioso. M.J. Akbar, che è anche un affermato giornalista (nonché politico e saggista), appesantisce però il fluire della narrazione con troppe citazioni e troppi riferimenti storici. E con un numero eccessivo di personaggi minori non sempre facilmente distinguibili ed identificabili da parte del lettore. Malgrado le lacune, il libro rimane consigliabile: i capitoli iniziali e quelli finali, più intimisti e alleggeriti rispetto al corpo centrale, sono godibilissimi. L'amaro epilogo della vicenda è ricco di emotività, perfetto veicolo per il messaggio che lo scrittore desidera trasmettere.

Naturalmente per un'opera che è il risultato della combinazione di romanzo, biografia, autobiografia e saggio, cadono le considerazioni valide per la narrativa pura. Mentre i personaggi di Rahmatullah e di Akbar Ali vengono presentati con una connotazione storico-biografica, il personaggio di M.J. (che coincide con l'autore) è psicologicamente definito, sondato nella sua interiorità con maggiore perizia e con maggiore umorismo, ed è quindi vivo e completo. Il calore umano li permea però tutti, anche se con una valenza più affettiva che letteraria: l'umanità non traspare dalle figure del nonno e del padre bensì le avviluppa. Sono i sentimenti e le emozioni dello scrittore a scaldarle.
Altro aspetto insolito: le relazioni intessute fra i personaggi sembrano più rilevanti dei personaggi stessi. Il tema centrale di Fratelli di sangue è la pacifica convivenza fra comunità di religioni diverse, e questo spiega perché l'accento venga posto sui rapporti interpersonali e le loro dinamiche a discapito dell'approfondimento psicologico. Anzi: i personaggi scaturiscono, si delineano e acquistano consistenza proprio in quanto posti in relazione fra loro. I dialoghi paiono però soccombere sotto il peso del quasi ossessivo bagaglio di citazioni e riferimenti storici che costituiscono la nervatura saggistica sottesa al romanzo, a cui si agganciano gli aspetti biografico e autobiografico, e che assume una sfumatura didattica anche se un filo coercitiva.

Per gli amanti di cinema indiano, Fratelli di sangue nasconde più di una chicca:
* Mother India: 'Il film ottenne un successo di pubblico e critica senza precedenti. I nostri genitori ci accompagnarono al cinema con l'entusiasmo di missionari che portano dei bambini a una lezione di morale cristiana. (...) Era una saga epica, e fu un successo straordinario: la retorica del patriottismo contadino e della dignità femminile era indispensabile per una nazione ancora in cerca d'identità'. (Da non perdere l'esilarante dibattito sulla pellicola imbastito dal gruppo di ragazzini amici dell'allora giovanissimo autore).
* Dev Anand: 'Dev Anand era un uomo di strada, al di là di ogni credo religioso. Lui credeva solo in se stesso. Giocava d'azzardo con i ladri, ballava con le ragazze dei night-club, festeggiava le vittorie con solenni bevute e viveva alla giornata, senza cercare di salvare la patria. Dev Anand rappresentava la libertà, e diede alla nostra generazione una prima splendida lezione di amore adulterino perdendo la testa per l'ammaliante Waheeda Rehman nel classico Guide. Lo sguardo di Raj Kapoor e Dilip Kumar ricordava il passato, quello di Dev Anand evocava la spensierata noncuranza del futuro'.
* Mughal-E-Azam: 'Nelle tre ore di quel racconto trovai me stesso, il mio passato, la mia cultura, la mia lingua, le mie passioni, i miei amori, la mia ribellione, la mia poesia, la mia musica, i miei intrighi, la mia arte, la mia sofferenza, il mio sacrificio, la mia dedizione, mio padre, mia madre, il mio presente e forse persino il mio futuro. (...) Il regista era riuscito a distillare la storia in una goccia di rugiada, a dilapidare una fortuna nella ricerca di uno sguardo elegante. (...) Vita e arte si sovrapponevano in continuazione, come i fiumi della cultura hindu e musulmana'.
* Sharmila Tagore: 'Sopravvissi al 1967 grazie al bikini di Sharmila Tagore. (...) Vidi Sharmila Tagore in bikini mentre, in stato di grazia, stavo tornando dall'ufficio di Desmond; mi sembrò una ricompensa divina per il mio duro lavoro. Era sulla copertina di Filmfare, la più popolare rivista di cinema indiana. Quel bikini fu una rivoluzione. Era la prima volta che una stella appariva così scoperta, e quell'audacia aprì così tante falle nel senso del pudore della borghesia indiana che alla fine l'antico retaggio s'inabissò senza neanche un piccolo gorgoglio. Ormai anche le brave ragazze delle famiglie per bene potevano apparire sensuali'. (Aggiornamento del 10 maggio 2014: vedi anche Sharmila Tagore: Filmfare agosto 1966).
(Ringrazio Neri Pozza Editore. Non ho chiesto l'autorizzazione a pubblicare stralci del romanzo, e me ne scuso).

TRAMA

Fratelli di sangue narra la storia di una famiglia musulmana attraverso tre generazioni, dal colonialismo all'indipendenza, sino agli anni sessanta del secolo scorso. Prayag è un ragazzino hindu orfano che raggiunge Telinipara, una località vicino Calcutta, dall'originario Bihar. Viene adottato da una famiglia musulmana. Si converte all'Islam, si sposa, lavora duramente per costruirsi una posizione di rilievo, crea intorno a sé un ambiente multireligioso e pacifico. La storia continua seguendo le vicende del figlio, Akbar Ali, e del nipote, M.J., sino al compimento del diciassettesimo anno d'età di quest'ultimo.

RECENSIONI

Hindustan Times:
'Fratelli di sangue offre qualcosa a tutti, ed è una lettura raffinata e stimolante. Forse l'opera migliore di M.J. Akbar. È un resoconto della storia indiana raccontata non da uno storico. Ma considerarlo solo un'autobiografia significherebbe limitarlo. E catalogarlo come romanzo ne ridurrebbe la vastità. L'opera colpisce meravigliosamente perché parla di quell'armonia che, malgrado tutto, l'India non ha mai perduto. Fratelli di sangue è una saga intrisa di emozioni, e vi è una minuziosità nella ricerca che conferisce al romanzo una saggezza a largo spettro. È una storia narrata con passione e perizia'.
Suhel Seth, 18.04.06

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il calore di alcuni capitoli, l'intenzione meritoria e lo splendido, amarissimo finale.
Punto debole: i sovrabbondanti riferimenti storici.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Prayag/Rahmatullah, il nonno paterno del narratore
* Jamila, la nonna paterna del narratore
* Akbar Ali, il padre del narratore
* Imtiaz, la madre del narratore
* M.J., il narratore
* Wali Mohammad, il padre adottivo di Prayag
* Diljan Bibi, la madre adottiva di Prayag
* Simon Hogg, funzionario della Victoria Jute Mill e amico di Akbar Ali

Autore: M.J. Akbar (1951, Delhi)
Anno: 2006
Titolo originale: Blood brothers

CURIOSITÀ

* M.J. Akbar possiede un curriculum di tutto rispetto. La lista dei prestigiosi quotidiani e periodici da lui fondati e/o diretti provoca qualche capogiro. Akbar ha partecipato, fra gli altri, all'India Today Conclave 2011, presentando ospiti di grosso calibro internazionale. Il nonno di Akbar era davvero un hindu adottato da una famiglia musulmana e in seguito convertitosi all'Islam.
* Nel gennaio 2008 Akbar partecipò al convegno L'odore dell'India, organizzato a Torino in occasione del premio Grinzane Cavour. Fra gli altri scrittori presenti, segnalo Shashi Tharoor, Altaf Tyrewala, Anita Nair, Sudhir Kakkar, Nirpal Singh Dhaliwal, Tarun J. Tejpal e Vikas Swarup.
* Riferimenti al cinema indiano: fra gli altri, Mother India, Nargis, Sunil Dutt, Mehboob Khan, Raj Kapoor, Dilip Kumar, Dev Anand, Mughal-E-Azam, Madhubala, Sharmila Tagore, Satyajit Ray.
* Riferimenti all'Italia: menzionati Mussolini, Fellini, Le notti di Cabiria (pellicola che si aggiudicò l'Oscar per il miglior film straniero, soffiandolo a Mother India).

GOSSIP & VELENI

* Aggiornamento del 19 luglio 2021: nel 2018 M.J. Akbar è stato accusato di molestie sessuali.

16 febbraio 2011

TURISMO


Alcune opere sembrano interessanti solo ad una prima lettura. Sfortunatamente è il caso di Turismo: piacevole e trasgressivo, non possiede però lo spessore per reggere il giudizio di un'attenta rilettura. Il romanzo è in realtà vacuo e ripetitivo. Qualche spunto arguto qua e là, e soprattutto alcune pagine di buona scrittura (le più personali, quelle che descrivono in modo feroce e sincero i rapporti familiari), lasciano intravvedere delle potenzialità, ma non sono sufficienti a sostenere un'opera che dipinge un ambiente multiculturale infarcito di stereotipi. Le relazioni fra i personaggi sfiorano il paradossale. E gli sfrenati atti sessuali risultano involontariamente esilaranti nei loro eccessi. Turismo alterna analisi originali e abrasiva autoironia a maschilismo e luoghi comuni. Il suo protagonista, contraddittorio nelle intenzioni dell'autore, è purtroppo solo vittima di una creazione confusa che gli preclude qualunque evoluzione.
Turismo vorrebbe essere un cinico romanzo di cattivi sentimenti, ma non è abbastanza onesto. Il suo graffio resta in superficie. La brutalità è fittizia. La perfidia ha il sapore acido del gossip modaiolo. È tutto fuori fuoco: storia, personaggi, ambientazione.

TRAMA

La vicenda si svolge a Londra. Bhupinder, detto Puppy, afferma di amare Sarupa - fidanzata con un altro -, ma intreccia una relazione con l'aspirante modella Sophie. Familiari, amici, conoscenti, situazioni, incontri, chiacchiere. Nient'altro.

LA FRASE MIGLIORE

'Mettendo a frutto una scrupolosa mediocrità si può arrivare ovunque nella vita'.

RECENSIONI

Corriere della Sera:
'(...) questo romanzo originale e diseguale, che demolisce i giovani ricchi inglesi con la pelle come salmone brasato ma anche i giovani sikh di Londra educati all'odio dei musulmani e delle ragazze, e che non ha pietà per i corpi delle donne bianche scolpiti dal vomito e dal pilates, ha il difetto di essere, nella seconda parte, piuttosto didascalico, anche se non privo di qualche riflessione interessante'.
Livia Manera, 10.01.08

Il Giornale:
'Turismo è un interessante romanzo sull’invidia razziale che nasce non da un complesso di inferiorità, ma da un’idea di superiorità dichiarata più che argomentata, frutto di un meticciato culturale che ha prodotto una nuova identità che non sa bene cos’è, ma sa benissimo cosa vuole, un posto in prima fila nella società dei consumi'.
Stenio Solinas, 18.01.08

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Turismo è perfetto per un approccio rapido. Al solo leggerlo ci si sente più fighi.
Punto debole: l'intrinseca fragilità.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Bhupinder Singh Johal, detto Puppy
* Sarupa, la donna di cui Puppy è innamorato
* Sophie, la fidanzata di Puppy nonché cugina del fidanzato di Sarupa
* Rory, l'amico omosessuale di Puppy
* Luca, amico di Puppy
* Michael, l'amico di colore di Puppy
* Duncan, il fidanzato di Sarupa e cugino di Sophie

Autore: Nirpal Singh Dhaliwal (1974, Greenford - Londra)
Anno: 2006
Titolo originale: Tourism

CURIOSITÀ

* Nirpal Singh Dhaliwal è stato ospite nel 2008 al Salone Internazionale del Libro di Torino. Sempre nel 2008 e sempre a Torino, Dhaliwal ha partecipato al convegno L'odore dell'India, organizzato in occasione del premio Grinzane Cavour.
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan, Madhuri Dixit, Hrithik Roshan.
* Riferimenti all'Italia: il prologo è interamente ambientato in Italia. Un personaggio, Luca, ha il padre italiano. Citati il ragù, il parmigiano; i marchi Smeg, Gucci, Versace, Cavalli e B&B.

GOSSIP & VELENI

* Nirpal Singh Dhaliwal è stato sposato con Liz Jones, giornalista britannica e autrice del romanzo Il matrimonio di Liz Jones (Salani), una rielaborazione degli articoli umoristici, pubblicati nel Sunday Times, che descrivevano la loro vita coniugale.
* Difficile digerire la frase: 'I film di Bollywood mi lasciavano senza parole; le sceneggiature erano insensate, la recitazione una specie di pantomima. Si riscattavano, però, per la straordinaria bellezza delle attrici e per le canzoni'. Ma perdoniamo l'autore: 'Volevo vedere le stupende donne italiane a cena con i mariti o i fidanzati. Erano sedute ai tavolini sui marciapiedi e fumavano sigarette; i capelli neri legati all'indietro, gli occhiali da sole appoggiati sulla fronte'.

30 dicembre 2010

IL PIACERE NON PUO' ASPETTARE - PLEASURE SEEKERS

 
1968. Babo, primogenito della famiglia Patel, jainisti di Madras, parte per Londra per completare gli studi.
In Inghilterra incontra Sian, incantevole fanciulla dai capelli color rame, nata nel Galles.
I due, che non potrebbero avere origini più lontane, si innamorano perdutamente. Il Piacere Non Può Aspettare è la storia d’amore tra Babo Patel e Sian Jones.
Un libro autobiografico, l’autrice racconta infatti, in parte, la storia dei propri genitori, che è soprattutto  un omaggio di una figlia al padre e alla madre.

L'AUTORE

Tishani Doshi è nata a Madras nel 1975. Sua madre è gallese e suo padre è gujarati.
Mentre studia Business Administration negli Stati Uniti, segue un corso di scrittura alla Johns Hopkins University di Baltimora.
Tornata in India si unisce ad una compagnia di danza. La sua carriera di ballerina dura cinque anni.
La sua passione per la letteratura e la poesia, però, non è dimenticata, tanto che nel 2005 vince con i suoi versi la All India Poetry, e nel 2006, con  la  raccolta Countries Of The Body, si aggiudica il Forward Poetry Prize.
Poetessa e giornalista freelance esordisce come romanziera con Il Piacere Non Può Aspettare.


RECENSIONI

The Indipendent

In questa brillante commedia di quattro generazioni di Patel, la poetessa e danzatrice Tishani Doshi intreccia la cultura indiana a quella gallese, la sua doppia eredità.
Stevie Davies, 28.05.2010
La recensione integrale.

The Guardian
... un affascinante romanzo d'esordio: un dolce, divertente e godibile tributo al matrimonio dei genitori.
Peter Bradshaw, 22.05.2010
La recensione integrale.

Diana ***3/5
Tishani Doshi, pur non riuscendo ad offrire spunti di riflessione originali a proposito dei matrimoni misti, delle barriere culturali o sul senso di appartenenza e sull’importanza delle proprie origini, scrive un racconto caldo, piacevole e a tratti poetico. Le dinamiche matrimoniali tra Sian e Babo, che diventano familiari con la nascita delle bambine, sono nella loro normalità la parte più preziosa del libro.
"... Mayuri e Bean, con le loro testoline umide premute contro il suo seno, una per lato, e le sottili gambe scure sopra le sue, come per proteggerla. Si affidavano a lei. E' questo che aveva scelto. E tutto ciò che poteva offrire loro era una speranza di bellezza, un modo per cercarla. Perchè la amavano in modo semplice e incondizionato, proprio come Babo. E quel tenace, folle amore era l'unica cosa vera della sua vita..."

Il bello:
- A pagina 136 si cita il film Don. Anche se si tratta della versione del 1978 con Amitabh Bachchan e non di quella del 2006 con Shah Rukh Khan, per un attimo ci ha colto un brivido.

- Il coraggio di Sian. Pronta a lasciare tutto per fare di un Paese lontano e sconosciuto casa sua.

 - Per il loro primo appuntamento Babo decide di portare Sian al cinema a vedere Il Dottor Zivago:
“Sei sicuro?” gli chiese Fred. “Non è troppo pesante…”. 
Babo fece una smorfia. “No, no. Omar Sharif, Julie Christie… sarà perfetto”.
L’aveva visto da solo la settimana prima, ma voleva andarci di nuovo con Sian, per capire se avrebbe pianto nelle stesse scene.

Il brutto:
- Quando i due protagonisti fanno l’amore spesso l’autrice scrive che “fanno le capriole”. C’è quasi da sperare che si tratti di una scelta infelice della traduttrice.


Il sito ufficiale di Tishani Doshi