29 maggio 2012

L'ORA DEL TRAMONTO



I punti in comune fra L'ora del tramonto e Bombay time - il magnifico esordio di Thrity Umrigar - sono numerosi: l'ambientazione mumbaita, la comunità parsi (anche se la protagonista principale, Bhima, è hindu), l'infelicità che marchia con sfumature diverse tutti i personaggi, la scarsità di dialoghi, la rilevanza maggiore del passato rispetto al presente, l'attenzione per le relazioni personali. Thrity conferma le sue eccezionali doti di narratrice, l'accuratezza nello stile, la profondità dell'introspezione psicologica.
Passato, infelicità, relazioni: il fulcro delle due opere, entrambe coinvolgenti ed emozionanti. Anche L'ora del tramonto è un romanzo di relazioni, che però non sprigionano calore umano, e non sconfinano mai in vera amicizia o in vero amore. Lo space del titolo originale inglese impedisce ai rapporti di perfezionarsi. Le vite dei personaggi seguono percorsi paralleli, rispettando una costante, asettica distanza l'una dall'altra. La relazione più sfaccettata è quella condivisa da Sera e dal marito Feroz: il legame feroce e angoscioso che si crea, indissolubile, fra la vittima e il suo aguzzino.

Bombay time è quasi un capolavoro. L'ora del tramonto è un'opera superiore alla media e consigliabile, ma difetta in misura. L'infelicità è onnipresente, distribuita dall'autrice in dosi (o con modalità) forse eccessive. Si avverte la simpatia che Thrity nutre nei confronti delle figure femminili, stoiche e generose. Le maschili, al contrario, sono bipolari, brutali e ciniche. In particolare sembra stridere l'artificiosa metamorfosi imposta di punto in bianco al solare Viraf. La comprensione della scrittrice si spegne dinanzi ai personaggi negativi, identificati unicamente dalle ferite inferte e mai da quelle subite. L'ora del tramonto è duro, doloroso, ma non imparziale, e il suo crudo realismo scivola talvolta nella maniera.
Soprattutto manca quel senso di incantata nostalgia che addolcisce l'amarezza in Bombay time e ne nobilita le rare smagliature melodrammatiche. E per quanto Bhima sia uno splendido ritratto di donna, manca una figura riuscita a 360 gradi come quella di Rusi Bilimoria che illumina, da sola, le pagine del romanzo d'esordio. Ne L'ora del tramonto l'affondo nel lettore è meno immediato e meno intenso. La narrazione meno confidenziale.

TRAMA

Bhima è la collaboratrice familiare di Sera, l'elegante vedova dell'autoritario Feroz. Bhima vive in una baracca con la giovane nipote Maya. La ragazza studia grazie alla generosità di Sera, ma è costretta ad abbandonare la scuola a causa di una gravidanza indesiderata. I sogni e il futuro di Bhima crollano. Ma chi è il padre del bambino? L'esile trama viene irrobustita dalla narrazione del passato delle due donne e del rapporto condiviso con i rispettivi mariti. Un passato col quale Bhima e Sera continuano a fare i conti. Un passato invadente, che ha iniettato nelle loro vite una dose letale di infelicità, e che adombra la relativa serenità del presente.

RECENSIONI

Hindustan Times:
'Intenso e avvincente, evocativo e indimenticabile, L'ora del tramonto è l'intimo ritratto di un mondo distante ma familiare. Ambientato nell'India di oggi e imperniato sulle figure convincenti di due donne dolorosamente reali, il romanzo mostra come le vite delle persone appartenenti ad ogni classe sociale, per quanto estranee fra loro, siano collegate in modo intrinseco, e cattura vividamente i legami femminili che nascono a dispetto delle differenze di censo e di cultura'.
(Autore non indicato), 01.02.06

Cinema Hindi: *** ½
Punto di forza: l'abilità di narrare con grande naturalezza e di sondare l'animo umano, unita ad uno stile raffinato.
Punto debole: la parzialità nei confronti dei personaggi, l'assenza a sprazzi di misura.

SCHEDA DEL ROMANZO

Personaggi:

* Bhima
* Sera
* Maya - la nipote di Bhima
* Feroz - il marito di Sera
* Gopal - il marito di Bhima
* Dinaz - la figlia di Sera
* Viraf - il marito di Dinaz

Autore: Thrity Umrigar (nata a Mumbai, vive negli Stati Uniti). Altre opere: Bombay time e Il prezzo del paradiso.
Anno: 2005
Titolo originale: The space between us

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Intervista video concessa da Thrity Umrigar ad Author

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Sanjay Dutt
* Riferimenti all'Italia: Fiat
* Romanzi e film che trattano lo stesso tema: la comunità parsi è la protagonista dei romanzi Bombay time, Firozsha Baag di Rohinton Mistry, Il talento dei parsi di Bapsi Sidhwa, e della pellicola Little Zizou. Il romanzo Il buio non nasconde paure e il film Heaven on earth trattano di violenza domestica.

31 marzo 2012

IL DIO DELLE PICCOLE COSE - THE GOD OF SMALL THINGS

Estha e Rahel, fratelli gemelli di sette anni, vivono a casa della nonna, a Ayemenem, nel Kerala, con la madre divorziata, Ammu, lo zio di ritorno da Oxford, Chacko, e la prozia nubile, Baby Kochamma. Una bella giornata di dicembre del '69, tutti insieme viaggiano in direzione dell'aeroporto di Cochin per andare a prendere Margaret, ex moglie di Chacko, e la sua bambina Sophie Moll, in visita per le vacanze di Natale.
L'arrivo della piccola Sophie si inserisce in una serie di eventi che cambierà il destino dei gemelli e la vita di tutta la famiglia.

L'AUTORE

Arundhati Roy è nata nel 1961 a Shillong. Sua madre è del Kerala, così Arundhati passa parte dell'infanzia ad Ayemenem e frequenta la scuola di Kottayam. Ancora giovanissima si trasferisce a Delhi e studia architettura.
Nel 1984 scrive la sceneggiatura di In Which Annie Gives it Those Ones, film per la tv in cui compare fuggevolmente un giovane Shahrukh Khan.
Nel 1992 comincia a lavorare a Il dio delle piccole cose, suo primo e unico romanzo.
Quando viene pubblicato, Il dio delle piccole cose è un successo mondiale, venduto in ventuno paesi, e vincitore del Booker Prize del 1997.
Arundhati Roy continua a scrivere ma si dedica al giornalismo politico e alla pubblicazione di saggi e raccolte. Diventa un'attivista, sostenitrice dei movimenti antiglobalizzazione e antinucleare. Assume posizioni molto nette sia sul fronte nazionale che internazionale, che espone con lucidità, forza e passione e che le sono costate diverse critiche e controversie.
In Italia è possibile trovare:
Quando arrivano le cavallette, raccolta di saggi che affrontano tematiche di attualità della scena politica indiana.
La strana storia dell'assalto al parlamento indiano, la cronaca dell'attacco al parlamento indiano del 2001.
L'impero e il vuoto. Conversazioni con David Barsamian.
La speranza, nel frattempo. Una conversazioni tra Arundhati Roy, John Berger e Maria Nadotti.
Guida all'impero per la gente comune, raccolta di scritti a proposito dei rapporti tra India e Pakistan.
Ahisma: scritti su impero e guerra, antologia di testi il cui tema centrale è la guerra, in Afghanistan e in Iraq.
Guerra è pace, un testo contro la globalizzazione.
La fine delle illusioni, la bomba atomica in India.
In marcia con i ribelli, l'espansione delle multinazionali nel territorio indiano vista dalla parte degli adivasi.
Due interviste all'autrice de Il dio delle piccole cose: www.harpercollins.com e www.parieuguali.it

RECENSIONI

La Repubblica
Sarebbe una vera ingiustizia nei confronti dei potenziali lettori raccontare anche solo in parte la trama del romanzo. Oltre che di due o tre grandi snodi drammatici, che, a un lettore attento, sono annunciati e insinuati come un sospetto fin da pagina quattro, Il dio delle piccole cose è fatto soprattutto della sua complessa e barocca scrittura che gioca continuamente con la lingua e le parole, di una struttura fatta di flash back che si intrecciano e si inseguono, del suo stile favolistico, e dei suoi personaggi.
Irene Bignardi,  08.04.2003
L'articolo integrale.

Diana *****
Il dio delle piccole cose  è sicuramente uno dei libri più belli del '900, entra di diritto nella categoria dei classici, eterni ed universali, e nella lista dei must read. C'è una storia, uno stile e un'idea, un punto di vista, un giudizio.
La storia è tragica, straziante, perfetta. Racconta di tre bambini, una con una fontana stretta in una love in tokyo, un altro con le scarpe a punta e la terza, la cugina, Amata Fin Dal Primo Istante. Di un uomo con una voglia marrone chiaro sulla schiena, a forma di foglia appuntita. Una foglia autunnale di notte. E di un umido dicembre, durante il quale piccoli già prematuramente e duramente consapevoli sono costretti a confrontarsi con le mancanze degli adulti e le ingiustizie e le brutalità da loro commesse.
Lo stile di Arundhati è molto particolare. L'autrice ha dichiarato di aver costruito il suo romanzo come un edificio, di averlo pensato in termini architettonici. Quello che colpisce, però, non è tanto la struttura o la narrazione, tra presente e flashback, quanto proprio il suo modo di scrivere, fatto di odori e impressioni. Le ambientazioni, i personaggi, gli accadimenti, sono sentiti, più che descritti, con una straordinaria quanto unica capacità di immaginazione ed evocazione.
Poi c'è il giudizio. Il punto di vista dell'autore con il quale si può dissentire ma che non deve mai mancare. Arundhati non si nasconde. La condanna c'è ed è senza appello. Il mondo descritto è dominato dall'amore ma anche dal bisogno, dalla paura, dalla disperazione, dall'ignoranza e dalla meschinità. La Roy è dura, anche con i suoi lettori a cui non lascia consolazioni, eppure arrivati all'ultima pagina si è grati.

Il bello:
- La poesia.
"Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo entrare da una parte qualunque e starci comodi. Non ci ingannano con l'imprevisto. Ci sono familiari come le case in cui abitiamo. Come l'odore della pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo sapessimo...Nelle Grandi Storie sappiamo chi sopravvive, chi muore, chi trova l'amore e chi no. E ciononostante vogliamo sentirle un'altra volta. In questo consiste il loro mistero e la loro magia."

- L'amore tra Estha e Rahel. Quello tra Velutha e Ammu. Il legame tra Estha, Rahel, Velutha e Ammu.

Il brutto:
Proprio niente.

29 febbraio 2012

IL BANCHIERE DEI POVERI - VERS UN MONDE SANS PAUVRETÉ

Il banchiere dei poveri può non essere considerato strettamente come un libro di letteratura indiana. L'autore è bengalese e ciò che racconta, come scritto superbamente nella prefazione di JC Lattès, "non è solo la storia di come la rivoluzione del microcredito si sia espansa, aiutando i poveri di cinquantatré paesi tra cui la Cina, il Sudafrica, la Francia, la Norvegia, il Canada e gli Stati Uniti, ad assumersi la responsabilità e il controllo della propria vita,...è una visione del mondo". 
Si tratta infatti di un saggio in cui il Premio Nobel per la pace Muhammad Yunus spiega che cosa ha portato alla nascita e allo sviluppo della banca Grameen e quali sono i principi che lo hanno guidato. 
La banca Grameen è un istituto di credito a tasso agevolato che concede piccoli prestiti. Si rivolge alle fasce più povere della popolazione, a quelle persone che non hanno la possibilità di esibire nessun tipo di garanzia e per le quali una somma anche esigua può rappresentare una possibilità di riscatto dalla miseria.
Un libro talmente bello e d'ispirazione che è stato impossibile trascurare.

L'AUTORE

Muhammad Yunus è nato a Chittagong nel 1940. Figlio di un orafo e cresciuto in una famiglia religiosa e rispettosa delle tradizioni ma culturalmente aperta, si laurea in Economia.
Diventa professore a Chittagong e subito si trasferisce negli Stati Uniti per una specializzazione. Dal 1969 al 1972 insegna alla Middle Tennessee State University. Nel '72 torna in Bangladesh ed assume la carica di direttore del dipartimento di Economia dell'Università di Chittagong: nelle aule spiega le eleganti formule che regolano i sistemi economici, per le strade vede i suoi conpaesani morire di fame. 
Casa per casa, si interessa alle motivazioni che non solo impediscono ai più poveri di risollevarsi dalla miseria, ma che li spingono nella disperazione più nera. Nasce il sistema del microcredito e nel 1976 la Grameen Bank.
Numerosissimi i riconoscimenti conferiti a Yunus che nel 2006 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Nella motivazione del Nobel si legge: "La pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino modi per uscire dalla povertà".

Diana ****
<Quando oggi qualcuno mi chiede:"Come le sono venute tutte quelle idee innovative? Lei non ha una formazione specifica, come ha fatto ad inventare Grameen?", io rispondo: "Abbiamo guardato come funzionano le altre banche e abbiamo fatto il contrario".
La gente pensa che si tratti di una battuta, invece, in un certo senso, è la verità.>
Saper guardare le cose da un altro punto di vista, credere che si possa agire in modo diverso da come si è fatto sino a quel momento e persistere nonostante gli ostacoli, non è da tutti. Anzi, è un talento. Yunus non ha trovato la formula magica per guarire i mali del mondo ma è un uomo determinato, concreto, retto ed instancabile. E' un esempio.
Da leggere nelle scuole.

Il bello:
- L'idea che sia possibile migliorare la qualità della vita dei più poveri grazie ad una Banca, un istituto d'affari, e non ad un ente benefico.
- Il rigore e il senso pratico di Muhammad Yunus.

Il brutto:
- Niente.